Pubblicato in Politica
8/05 2014

Elezioni Europee, a che serve votare?

ISA

Poco più di due settimane al voto. E ho la sensazione, come spesso accade quando c’è da rinnovare il Parlamento Europeo, che ci sia scarsa attenzione sull’elezione in sé e altrettanto scarsa informazione sul motivo per cui bisognerà andare alle urne.

Dai media e dai politici, sta emergendo che il 25 maggio sarà più un voto politico che istituzionale. Sì, è chiaro che l’esito delle elezioni saranno significative anche per i partiti, ma è pur vero che le europee non sono prettamente politiche bensì necessarie per costituire una rappresentanza capace di tutelare gli interessi italiani in sede europea, soprattutto di stampo economico, dove la politica – così come la intendiamo noi – ha una finalità marginale.

 

Poi, a Strasburgo si potrà decidere se essere “europeisti” o meno; se lottare contro la moneta unica o salvaguardarla (ma non a senso unico, ovvero rivolgendosi solo alle banche); se affermare il principio del “made in Italy” – soprattutto in ambito agricolo – o del “made in Europe”, a prescindere se produciamo le migliori arance del mondo. Eccetera, eccetera.

La domanda giusta da farsi, quindi, è: meglio un’Europa forte o un’Italia forte?

È evidente che l’UE così com’è non basti. Soprattutto perché è poco orientata al cittadino. Appare come una sorta di organismo che pensa più a salvaguardare gli interessi generali legati al mondo finanziario che gli interessi particolari di chi risiede negli Stati membri. Da qui l’idea che l’UE serva a poco e l’affluenza di norma bassa quando c’è da andare a votare.

Di chi la colpa? A mio avviso dei politici. Perché poco informano su quanto succede a Strasburgo ma tornano in auge al momento delle candidature. E difficilmente sanno trasmettere cos’hanno fatto. Poi, dei media. Perché quanto avviene in Parlamento, durante la normale legislatura, viene scarsamente comunicato, ampliando la percezione dell’inutilità delle decisioni prese a livello europeo.

In fondo, se state seguendo sufficientemente la campagna elettorale, tutti i politici, di qualsiasi colore, sembrano essere d’accordo su ogni cosa. Come se tutti avessero lo stesso modo di vedere le cose. Italia più forte, euro da rivedere, lotta alle banche, contrasto alla Germania, ecc. Non è strano?

Infine, bisogna interrogarsi su un altro aspetto: è davvero utile un Parlamento europeo che ad ogni problema deleghi agli altri le questioni più spinose?

Prendiamo i casi dei marò e degli sbarchi dei clandestini in Sicilia. Sembrano solo questioni italiane, eppure dovrebbero essere trattate come europee.

Ecco, l’Unione Europea avrà davvero senso solo quando tutte le Nazioni agiranno insieme nei casi in cui uno degli Stati membri abbia delle controversie da dirimere con i Paesi extraeuropei.

Altrimenti, sarà difficile trasmettere ai cittadini l’idea che sia utile…

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