Pubblicato in Politica
13/03 2014

Quote Rosa? No, meglio il principio del merito

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Si è a lungo parlato – e soprattutto troppo – delle quote rosa, ovvero dell’imposizione per legge che sia rispettato il genere nelle liste elettorali e nella composizione dei prossimi Parlamenti.

E, giustamente, la Camera ha bocciato paradossalmente la possibilità che le donne fossero discriminate dalle donne stesse, perché forzare la presenza femminile nelle Aule rappresentative avrebbe significato il rafforzamento del principio che viviamo in uno Stato in cui i “maschi” imperano, mentre le “femmine” sono soggiogate.

Dobbiamo fare in modo che la nostra società possa selezionare i propri “responsabili” soltanto in base al principio del merito, abolendo tutti gli altri.

 

Tra l’altro, ritornando sulla vicenda “femminile”, sono tanti i casi in politica di donne che sono emerse non in quanto donne ma in quanto brave nella rappresentanza degli interessi comuni e nelle capacità decisionali e amministrative.

Una su tutte la senatrice Simona Vicari, siciliana, il cui “cursus honorum” racconta esperienze fruttifere al Consiglio Comunale di Palermo, a Cefalù come sindaco – eletta due volte – all’Assemblea Regionale Siciliana – unica donna su novanta deputati nel 1996 e poi confermata nel 2001 e nel 2006 – e all’interno dei partiti in cui ha militato.

Infine, è stata riconfermata come Sottosegretario allo Sviluppo Economico.

Tutto questo ottenuto non perché non è un uomo ma perché con la politica ci sa fare, perché dare risposte al territorio per lei non è una eventualità ma un dovere. E non è una questione se si portino i pantaloni o si indossi una gonna.

Altre donne, in altri campi. sono arrivate al Top: Rita Levi Montalcini, Miuccia Prada, Deborah Compagnoni e molte altre. Ciascuna per qualità personali e non per genere. Trattare le donne come una specie da tutelare tipo WWF umilia gli uomini e offende le donne stesse.

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