Pubblicato in Economia, Politica
17/12 2013

La protesta dei Forconi? Danneggia chi si vuole proteggere

forconiAdesso che la protesta dei Forconi sembra “scemata” e soprattutto frammentata in vista dell’imminente protesta a Roma, voglio dire la mia sulle modalità con cui i manifestanti hanno portato in strada il proprio malcontento.

Innanzitutto, non critico affatto i motivi che hanno generato il disagio. Perché temi quali la sovranità dei popoli e quella monetaria, la battaglia contro l’euro e il desiderio di un’Italia più democratica, non possono che trovare d’accordo tutti quanti. Viviamo, infatti, in un momento terribile perché l’Italia ha perso la forza e l’orgoglio tipici di una Nazione, soggiogata dall’Unione Europea di stampo tedesca.

Ma sono critico contro i modi con cui la protesta è stata messa a segno. Perché, paradossalmente, blocchi e scioperi di massa arrecano un danno non a coloro contro cui si vuole agire, bensì contro chi si vuole difendere e tutelare. Come si può, in effetti, conciliare la volontà di salvaguardare artigiani, commercianti e piccoli e medi imprenditori, bloccando le strade e i valichi che li collegano ai consumatori?

Per di più, sono assertore del principio che la libertà di ognuno di noi finisce quando s’invade e si sopprime la libertà altrui. E il diritto alla mobilità è anche una forma importantissima e sacrosanta di libertà.

Ecco perché sono contrario ai blocchi, ai disagi arrecati ai semplici cittadini che ogni mattina si svegliano per andare al lavoro e guadagnare quel pezzo di pane necessario per sfamare sé e i propri cari. Perché diventano vittime due volte: dell’attuale sistema causato da rapporti economici impari e contrari alla dignità del nostro Paese; di chi crede che, per farsi sentire, basta paralizzare una città o un valico.

Come protestare quindi? Bloccando la produzione, ad esempio. Chiudendo i rubinetti alle proprie attività, palesando così l’importanza fondamentale di ogni protagonista della vita produttiva della Nazione.

E, poi, non bisogna mai dimenticare che, per fare una Rivoluzione, occorre un leader o un gruppo che sia portatore degli interessi nei luoghi che contano, dove si prendono le decisioni.

Quello dei Forconi, invece, mi pare un moto senza coesione e senza un progetto concreto, che rischia – come sarà – soltanto di danneggiare chi non c’entra.

Perché, piaccia o non piaccia, per cambiare le cose, occorre una classe politica che sappia prendere decisioni rigide e finanche di rottura con il resto dell’Europa. Perché sono più importanti le tasche sempre più vuote dei cittadini che se i nostri Titoli di Stato non abbiano la stessa forza di quelli tedeschi.

 

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