Pubblicato in Politica
5/12 2013

La demagogia e la superficialità di chi esulta per il Porcellum illegittimo

lombardia-elettoraleDopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del porcellum, ovvero della Legge Calderoli (varata il 21 dicembre del 2005), leggo qua e là un compiacimento generale e un’analisi troppo frettolosa delle conseguenze (se la legge elettorale è illegittima, allora sono illegittimi anche il governo, il Parlamento, il Capo dello Stato…).

Calma, per cortesia. Perché ci sono alcune significative puntualizzazioni da fare.

Innanzitutto, continuiamo ad essere un Paese in cui i giudici hanno la facoltà di stravolgere l’assetto politico e amministrativo dell’intero apparato statale. Perché, pensandoci bene, la Consulta, con la sua decisione, impone di fatto che i poteri esecutivo e legislativo trovino al più presto una soluzione alternativa.

Detto ciò, a coloro che vorrebbero le dimissioni di massa e il ritorno immediato al voto, bisogna rispondere con le parole conclusive del comunicato della Consulta: “Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali“.

In attesa delle motivazioni della sentenza, infatti, questo è un passaggio importantissimo perché esplicitamente afferma che il Parlamento attuale non è per niente illegittimo, avendo la facoltà di approvare una nuova legge elettorale. Ma, si sa, molti leggono (e commentano) ciò che vogliono leggere.

Poi, il Porcellum non è stato dichiarato incostituzionale in toto ma in due suoi aspetti: l’assegnazione di un premio di maggioranza senza una soglia minima e la presenza delle liste bloccate.

Ora, è demagogico affermare che la Legge Calderoli non dia la possibilità di scelta agli elettori, perché non possono apporre sulla scheda elettorale il nome e il cognome del rappresentante prescelto. In quanto non è che l’elettore abbia mai avuto la possibilità di votare chi vuole ma sempre gente prevista e proposta dai partiti e dai movimenti.

Inoltre, il voto di preferenza – come dimostra la storia, ad esempio, delle elezioni amministrative – ha dato sempre adito al cosiddetto voto di scambio, ovvero ai candidati che vanno in giro per i quartieri a chiedere il voto in cambio del pane e della pasta.

Poi, lo scopo della legge elettorale dichiarata parzialmente incostituzionale era quello di disperdere la frammentazione politica e di rendere stabile il governo, tentando di trasformare il sistema partitico italiano. Un tentativo nobile ma impossibile da raggiungere perché il Paese ha dimostrato di essere disunito e spezzettato.

C’è da dire, infine, che l’Italia è da un bel po’ di tempo in uno stato di confusione, essendo fondata dall’imbroglio del referendum del 2 giugno del 1946, quando la Repubblica vinse sulla Monarchia per pochi (e sospetti) voti.

E, comparando la nostra situazione con quella di Inghilterra, Spagna, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Olanda, Belgio, Lussemburgo (e altre), ci accorgiamo come la Monarchia Costituzionale avrebbe portato sicuri benefici all’intero Paese (come il ruolo del parlamentare gratuito e onorifico, art. 50 Statuto Albertino, per dirne uno).

Ma la massoneria americana volle la Repubblica e ne paghiamo le conseguenze ogni giorno da quasi 70 anni.

 

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