Pubblicato in Politica
29/11 2013

Il PD tra messia, vittime sacrificali e personaggi in cerca d’autore

Partito DemocraticoSe fossi un elettore del Partito Democratico, non sarei affatto felice – per usare un eufemismo – di come stiano andando le cose. In un momento in cui il PD dovrebbe “sbancare”, approfittando della spaccatura del centrodestra appena consumata ma prevista da tempo, in vista delle primarie dell’otto dicembre, gli aspiranti leader si scontrano l’uno con l’altro, come se fossero avversari politici di diverse fazioni anziché esponenti che dovrebbero, poi, camminare a braccetto.

Ma il PD, si sa, ha la grande e non invidiabile capacità di perdere quando invece dovrebbe stravincere, forse perché troppo carichi di sé e la presunzione non ha mai portato da nessuna parte.

Cominciamo da Matteo Renzi, descritto come l’homo novus, il salvatore della Patria, ecc., ecc.

Premesso il fatto che m’interrogo spesso su dove trovi il tempi per amministrare Firenze, visto che sta sempre in giro per l’Italia, già parla come se fosse il nuovo segretario del PD e come se il voto dell’Immacolata Concezione fosse solo una formalità. E questo succede da tanto tempo, da quando è cominciata la moda del “rottamatore”.

Renzi si crede il migliore di tutti, portatore della verità assoluta e l’unico che possa riformare il sistema politico e migliorare le condizioni di vita degli animali. Il messia, in pratica. Tutti gli altri, invece, non sono che dinosauri, dei quali accelerare l’estinzione.

Renzi, poi, è sempre in clima elettorale, anche quando non ci sono elezioni in vista.

Dal momento in cui il governo delle larghe intese ha intrapreso il suo cammino, infatti, Renzi ha cominciato a parlare come se si dovesse votare sette giorni dopo, dimenticandosi che, in un periodo come quello che stiamo attraversando, sia necessario puntare prima alle riforme per avviare un percorso di crescita e sviluppo, anziché dovere dare nuovamente la parola agli elettori con una legge che renderebbe instabile perfino l’amministrazione di un condominio.

Che dire poi degli altri… Gianni Cuperlo, in primis. Il delfino di Massimo D’Alema e dell’apparato dei vecchi del partito, sa che difficilmente riuscirà a spuntarla. È destinato ad indossare i panni dello sconfitto e, quatto quatto, finire ai margini di quel PD che, solo in teoria, dovrebbe presiedere. Il sacrificio è pronto e servito. Ma un posto di privilegio alle prossime elezioni vale bene una batosta.

E, infine, Giuseppe Civati, che avrebbe voluto che il PD si alleasse con Beppe Grillo per governare il Paese. Solo per questo merita un punto e a capo. Niente di più.

 

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