Pubblicato in Politica
17/10 2013

A Roma e Palermo la politica sempre più lontana dai cittadini

Camera Deputati

La politica dovrebbe puntare al fare, dove il dire è uno strumento. E quando la discussione anziché essere costruttiva diventa distruttiva, perdendo di vista lo scopo della rappresentanza, la politica diventa solo uno spreco di risorse pubbliche, considerando l’alto costo delle indennità.

Ed è questo che sta avvenendo in Sicilia da troppo tempo, dove lo scontro tra il governatore Rosario Crocetta e il Partito Democratico ha paralizzato di fatto le attività della Giunta e dell’Assemblea Regionale Siciliana. Nonostante, infatti, ci siano serie emergenze che meriterebbero un piano di azioni condiviso, il tema protagonista delle giornate politiche isolane è se l’ex sindaco di Gela si sente o meno ancora un elemento del PD e se Lupo & Co., anziché giocare a togliere e mettere la spina, hanno davvero il coraggio di dare un senso alle minacce, generando la crisi, a solo un anno di distanza dalle regionali.

Insomma, siamo nel caos. E c’è il rischio che si possa ripetere l’incubo lombardiano, con maggioranze variabili che non tengono conto del volere degli elettori. Ci sarebbe, infatti, una regola semplice che andrebbe sempre rispettata: quando vengono meno un esecutivo ed una maggioranza parlamentare, decisi dall’elettorato, si dovrebbe tornare alle urne. Eppure, ciò non avviene più (non solo in Sicilia), delegittimando di fatto la sovranità popolare, ingrediente fondamentale della democrazia.

Per di più, Rosario Crocetta sta deludendo – e tanto – le aspettative di chi l’ha votato. Aveva promesso di diminuire la spesa pubblica e le tasse. E non è stato fatto. E non s’è capito se abbia in mente un piano industriale per rilanciare la Sicilia, incentivando i consumi e diminuendo il peso del fisco sulle imprese e i liberi professionisti (tra l’altro, questo è un enorme vuoto che riguarda anche il governo di Enrico Letta, più attento a restare unito che a essere proposito e riformatore).

Inoltre, fa riflettere che il motivo del contendere tra Crocetta e il PD siano le poltrone. Riducendo all’osso la lite, infatti, tutto è nato dal fatto che il primo si è rifiutato a rimpastare la propria Giunta, integrando le personalità politiche dei democratici.

Una sintesi che è anche l’antitesi della politica stessa (e poi ci si lamenta se i movimenti anti-politici stanno acquisendo sempre più consenso…).

Ecco perché sono convinto che stiamo vivendo un momento politico assai catastrofico, caratterizzato dall’assenza di risposte alle domande poste dai cittadini/elettori.

Questi vorrebbero che i governi regionali e nazionali si attivino per cambiare le sorti economiche, per avviare un iter che possa dare uno scossone al mercato del lavoro, adesso congelato.

Invece, assistono impotenti a discussioni intestine, giochi di potere, lotte per le poltrone, populismo e demagogia.

 

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