Pubblicato in Politica
8/10 2013

Stop all’immigrazione intervenendo nei Paesi d’Origine

immigrazioneIl naufragio di Lampedusa ha scosso tutti. In ogni parte del mondo. Ma dietro a quanto accaduto c’è anche tanta ipocrisia. Innanzitutto, perché non ho mai visto una simile reazione per le morti avvenute nel passato nel Canale di Sicilia. Forse perché hanno avuto la “disgrazia” ulteriore di essere pochi. Eppure, non ci dovrebbe essere nessuna differenza tra un morto e l’altro. Ma, si sa, l’impatto emozionale è direttamente proporzionale al numero delle vittime.

Detto ciò, in questi giorni ho sentito spesso gente parlare di liberalizzare l’accoglienza. Ovvero di aprire i confini a tutti, abolendo persino il permesso di soggiorno. Sarebbe un guaio, come ho già scritto in questo post del 30 settembre.

Innanzitutto perché l’Italia è stata sempre lasciata sola dall’Unione Europea in casi come questi. Come se fosse un problema nostro, dimenticando che gli emigranti non sbarcano in Sicilia ma in Europa, giacché Lampedusa è l’ultimo lembo di terra a sud dell’intero Continente. Di conseguenza, non abbiamo un sistema tale che possa sopportare l’ingresso di chissà quanti profughi. E questa è una constatazione ovvia che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle.

Dopodiché il problema dell’immigrazione di massa non può risolversi se non con una pianificazione internazionale. Soprattutto con accordi tra l’Unione Europea e i Paesi da cui proviene questa povera gente. Altrimenti, il problema resterà tale e si ripresenterà alla prossima strage.

In pratica, sarebbe opportuno che ci attrezzassimo non tanto per accogliere quanto per impedire che questi viaggi della speranza si facciano. E ciò può avvenire solo se si interviene nei rispettivi Paesi di provenienza, promuovendo azioni di sostegno economico, investendo risorse e realizzando infrastrutture. Perché è chiaro che ci sono Stati che da soli non possono farcela, non avendone gli strumenti (e spesso deficitari in libertà e tutela dei diritti umani fondamentali). Il nostro aiuto deve essere concreto e suffragato dai fatti. Abbandoniamo la politica delle “lacrime di coccodrillo”.

Infine, bisogna anche stare attenti all’eccessiva “nazionalizzazione” degli immigrati. Dovrebbero essere stilate delle regole fondamentali: 1) l’immigrato deve avere un lavoro certificato per continuare a stare nel nostro Paese – così come avviene in Canada, Usa e Australia; 2) la cittadinanza deve essere concessa solo dopo aver versato almeno 20 anni di contributi e senza una condanna alle spalle; 3) l’emigrato deve rispettare le usanze e le tradizioni italiane e non deve seguire dettami che vanno in contrasto con i diritti fondamentali dell’uomo.

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