Pubblicato in Politica
6/09 2013

Senza riforma della giustizia in Italia la democrazia è un surrogato

giustiziaUn tale, di nome Montesquieu, tre secoli fa, scrisse che la libertà politica può essere assicurata solo da un governo organizzato in modo che nessun cittadino possa temere un altro.

E, per raggiungere questo obiettivo, occorre che ci sia la separazione dei poteri: quello legislativo, esercitato dal Parlamento; quello esecutivo; proprio del governo; quello giudiziario, afferente ai giudici.

Trecento anni dopo, però, in Italia, da un ventennio circa, si assiste ad una contraddizione non solo in termini del principio ormai universalmente riconosciuto espresso dal francese nel libro “Lo spirito delle leggi“.

 

Il riferimento è alla vicenda che ruota attorno alla figura di Silvio Berlusconi, leader di un partito che dal 1994 attrae su di sé un consenso di decine di milioni di italiani: essa palesa l’anomalia che sta riguardando il sistema democratico italiano, tale da farlo sconfinare in una sorta di pericolosa oligarchia, in cui il connubio rosso tra una parte della politica ed un settore ben definito della “giustizia” sono gli indiscussi dominatori.

Da un lato, infatti, da quando il Cavaliere ha deciso di scendere in campo, all’indomani della devastazione della Prima Repubblica perpetrata dai magistrati di “Mani Pulite” - tra cui c’era un certo Antonio Di Pietro che, alcuni anni dopo, decise di fare politica a tal punto che divenne pure Ministro – la politica rossa, intimorita da quel signore che ha svegliato il popolo di destra e la classe medio-alta, ha attivato una strategia di distruzione del personaggio in ogni sfera della vita (sia privata che pubblica), chiamato “antiberlusconismo”, che, in realtà, stando ai numeri, ha provocato l’effetto contrario, ovvero il rafforzamento del consenso attorno al leader prima di Forza Italia e poi del PDL ed oggi di Forza Italia 2.0.

Dall’altro, in simbiosi con i precedenti, la magistratura “democratica” ha cominciato a colpire Berlusconi con una serie infinita di processi e processetti, con il fine di toglierlo dai giochi politici e dalla realtà pubblica del Paese. Le ha provate tutte ma senza riuscirci fino alla sentenza della Corte di Cassazione del luglio scorso.

Tralasciando le motivazioni degli ermellini (senza dimenticare, però, che il Consiglio Superiore della Magistratura ha aperto un’istruttoria sul giudice Antonio Esposito), ciò dimostra un fatto che può definirsi acclarato: la magistratura ha smesso da venti anni di assolvere alla sua funzione di garanzia.

La Cassazione, ad esempio, non giudica più la legittimità degli atti dei due precedenti gradi di giudizio ma si sostituisce ormai al Legislatore, con sentenze abnormi palesemente contra legem e agli inquirenti, con sentenze che entrano nel merito dei processi.

Una grave degenerazione delle prerogative della Corte Suprema che va a colpire in questo modo non solo le fondamenta del sistema giudiziario del nostro Paese ma anche di quello democratico.

Le soluzioni, però, ci sarebbero. E il PDL ne parla da tempo: la separazione delle carriere, nonché la promozione dei concorsi pubblici, previsti dalla Costituzione, ma “dimenticati” per ovvie ragioni. È chiaro, infatti, che non si può promuovere un’azione di contrasto contro i “non graditi” se alcune posizioni sono coperte seguendo il principio del merito anziché del clientelismo.

Bisogna, insomma, colpire ed affondare l’anomalia italica della vicinanza, sia fisica che mentale, tra i magistrati inquirenti e giudicanti, perché sono due figure che non possono né devono comunicare tra di loro, altrimenti perderebbe di senso la divisione in tre gradi del nostro sistema giuridico (e ancora una volta torniamo a Montesquieu).

La giustizia, dunque, va riformata. E radicalmente. Anche in altri aspetti che riguardano le sanzioni penali (ci vuole più afflittività e meno propensione all’emenda morale del reo) e la formazione dei magistrati (perché no una laurea specifica in magistratura?).

E, infine, l’applicazione concreta di una regola sacrosanta: il magistrato che sbaglia deve pagare per il suo errore.

Solo così potremmo davvero pensare di vivere in una Democrazia. Altrimenti, è solo un surrogato.

 

COMMENTI

  1. k.k.k.gastigamatti
    7/09 2013

    Anche tu “Figlio mio”.?-
    Ti hanno intorpidito il cervello
    IN ITALIA NON C’è GIUSTIZIA PERCHE NESSUNO FA RISPETTARE .- .LA LEGGE E LA COSTITUZIONE.!!!-

  2. 7/09 2013

    Credo che in Italia il rispetto della legge sia diventata una eventualità…

  3. Anofele
    8/09 2013

    Rifirmare ka Giustizia,???
    Art 54 e 28 della costituzione , a quale porta deve bussare il cittadino(???).. quando la mancata giustizia a seguito “Imperativo Obbligatorio” ha dovuto dare il mandato al professionista Unimandatario del diritto .!!! -