Pubblicato in Archivio
24/01 2011

Totò Cuffaro

Questo scritto è di Francesco Cossiga, lo riprende oggi Lino Jannuzzi su ilVelino
“Ma che volete? – domanda il presidente emerito
della Repubblica Francesco Cossiga – Vengo a sapere che hanno
messo sotto controllo il telefono di un amico e non glielo
dico? Non gli raccomando di stare attento a quello che dice,
a cominciare da quando gli telefona la moglie? In Sicilia
poi, se hai saputo che mi controllano il telefono e non me lo
dici, allora si’ che sei un criminale, un “infame”. Se poi
sei Toto’ Cuffaro, sei nato a Raffadali, figlio di due
maestri di scuola, la mamma e il papa’, sei stato a scuola
dai salesiani e al liceo classico “Don Bosco”, e durante le
ricreazioni hai giocato e hai mangiato pizzette e pasta
cresciuta con i compagni, che sono cresciuti con te e gia’
all’universita’ a Palermo ti hanno votato e ti hanno eletto
negli organismi rappresentativi studenteschi, e poi ti hanno
dato 20 mila preferenze per mandarti subito a Palazzo delle
Aquile, e 80 mila gia’ la prima volta per eleggerti a Palazzo
dei Normanni, e hanno superato il milione e seicento mila
voti per farti Governatore della Sicilia, l’isola che tu hai
affidato alla Madonna, e piu’ di un milione e seicento mila
uomini e di donne, di vecchi e di giovani, che hai baciato
uno per uno durante la campagna elettorale, ma anche dopo,
ogni giorno, tutti i giorni, e quando sei finito sotto
processo, tanti di loro sono venuti con te, per 50 chilometri
di pellegrinaggio, fino a Santiago di Compostela, e tu che
fai? Vieni a sapere che gli hanno messo il telefono sotto
controllo, ai tuoi compagni di banco, ai tuoi elettori di
sempre, ai tuoi amici pellegrini, e non glielo dici?
Ammesso che sia vero, ammesso che veramente Toto’ Cuffaro ha informato un amico che gli controllavano il telefono, perche’ questa e’ l’accusa per
cui e’ stato condannato, questa e’ mafia? Nemmeno per il
giudice che l’ha condannato per favoreggiamento questa e’
mafia. Del resto, lo facevano persino i due marescialli della
Procura di Palermo, Giorgio Riolo e Giuseppe Ciuro, quello
che sedeva nella stessa stanza del pm Antonio Ingroia e
quello che collaborava con il sostituto Guido Lo Forte,
quelli stessi che per conto della Procura mettevano le cimici
nelle case degli indagati, e poi li avvertivano. Le “talpe”
erano gli stessi gatti mammoni della Procura antimafia,
quelli che davano la caccia ai topi della mafia. Come facevo
a pensare a male -ha detto uno dei due marescialli, quello
che spiava e insieme informava Michele Aiello, il Re Mida
delle cliniche, se Aiello faceva i bagni di mare assieme al
pm, se d’estate stavamo tutti e tre sotto l’ombrellone, io
Aiello e il pm? Tutti sapevano. E come potevano non sapere? Nelle carte del processo a Toto’ Cuffaro ci sono le registrazioni di 2 milioni e 800 mila telefonate; per vent’anni, da quando avevano arrestato e processato il
suo leader Lillo Mannino, sono stati messi sotto controllo
tutti i telefoni di Toto’ Cuffaro, quelli di casa, quelli
dell’ufficio, quelli dei bar dove andava a bere e dei
ristoranti dove mangiava, quelli dei negozi dove comprava le
mutande, e quelli di tutti i suoi familiari e di tutti i suoi
collaboratori, e quelli di tutti i suoi amici: in Sicilia,
per i professionisti della Antimafia, sono tutti
presuntivamente “amici degli amici”, e tutti sono
intercettati, specialmente se fanno politica, se sono amici
dei politici. E tutti sanno di essere intercettati. Se non
vengono informati direttamente dalle talpe della Procura,
c’e’ sempre un amico che li mette in guardia: stai attento,
sono intercettato io, ti intercettano quando ti telefono e
quando mi telefoni, poi continuano ad intercettarti solo
perche’ mi hai telefonato. E’ la catena di Sant’Antonio.Vent’anni di intercettazioni e 2 milioni e 800 mila telefonate registrate non sono bastati
a far condannare Toto’ Cuffaro per mafia, il giudice non ha
trovato tracce di mafia in milioni, decine di milioni di
parole registrate su nastro. E nonostante la condanna a
cinque anni di galera per favoreggiamento, per aver avvertito
un amico di stare attento al telefono, Toto’ Cuffaro si e’
sentito liberato dall’incubo: se per vent’anni ho baciato
tanta gente e ho parlato con loro a telefono senza mafiare,
un miracolo della Madonna, a cui ho dedicato la mia Sicilia,
nessun altro ci sarebbe riuscito, posso dirmi contento. Ma la
mafia era in agguato: sfuggita alle tecniche piu’ sofisticate
delle intercettazioni, la mafia si e’ agguattata nella
ricotta dei cannoli. Per festeggiare l’assoluzione per mafia
un pasticciere gli ha regalato due dozzine di cannoli. Non e’
stato nemmeno necessario che Toto’ li mangiasse, e che ne
morisse avvelenato, come pure il cinema aveva immaginato in
una faida tra padrini. E’ bastato che Toto’ li mostrasse e
che lo fotografassero con la guantiera dei cannoli nelle
mani. Cio’ che non e’ riuscito per vent’anni ai
professionisti dell’Antimafia, farlo dimettere e liquidarlo
politicamente, e’ riuscito alla mafia degli sciacalli.E’ una rivelazione anche per i segugi dell’antimafia: queste intercettazioni per cui si spendono miliardi di euro sono inutili, spedite cannoli agli inquisiti”.

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COMMENTI

  1. Piero Silvestri
    31/05 2011

    Probabilmente è la fine del regime caimanico.

  2. Ex
    2/06 2011

    Pivetti, ascolta un ex…consolati con l’Inter e scappa prima che sia troppo tardi. Puoi ancora farcela. Ma se rimani abbarbicato al PDL, le macerie del crollo ti cadranno addosso.

  3. 7/06 2011

    Ben trovato EX!!
    Io penso che scappare serve a poco.
    Se il PdL resisterà, io sarò li a festeggiare, se il PdL morirà io avrò due soluzioni;
    1)continuare a fare l’avvocato e l’universitario senza più interessarmi di politica;
    2)cedere alle lusinghe, bontà loro, di altri soggetti politici che di tanto in tanto mi fanno la corte.

    Naturalmente propendo per la prima soluzione. Ma in ogni caso parliamo di fantascienza perchè il PdL resisterà, non morirà e sarà rilanciato con nuova energia.

    @Piero Silvestri: non lo so, spero che sia la fine in ogni caso di un modo fallimentare di gestire un partito del 30%