Pubblicato in Archivio
21/05 2008

16 anni fa….

Borsellino e Falcone

A me non è mai piaciuto il modo con cui vengono ricordati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.
I loro nomi sono sempre e solo sulla bocca di coloro che inveiscono contro qualcuno.
Ancora ieri nel Gds a pagina 6 i familiari dei due magistrati uccisi si scagliavano contro due esponenti politici con frasi strumentali e di basso profilo.
Io constato solo che sulla pelle di Falcone e Borsellino decine di persone hanno fatto la propria fortuna.
Oggi i politici o i pseudo comici o tutti quelli che fanno satira usano quei nomi come non si fa neanche con una pezza vecchia.
A me di questi due pubblici ministeri piace ricordare l’opinione che aveva, per esempio Falcone, sulla separazione delle carriere….o il garantismo di Paolo Borsellino il quale se non aveva indizi gravi, precisi e concordanti non si sognava di attaccare nessuno.
Solo Una fotografia, li voglio ricordare cosi.

p.s.
in questo link l’Urban Blog di Palermo vi chiede di raccontare dove eravate quel giorno

 

COMMENTI

  1. 21/05 2008

    Grazie per il tuo link. Attendo il tuo commento nell’urban blog. Ciao, Michele.

  2. 21/05 2008

    Mi sembra chiaro Michele.

    Te preferisci ricordare il SILENZIO.
    Come sempre…

  3. 21/05 2008

    AL CAPONE

    Mai condannato per mafia, solo per Evasione Fiscale…

    Quindi, si deduce, che dobbiamo considerare al Capone no un mafioso ma solo un evasore giusto?

    poi se i Giudici o i Magistrati dico: attenzione, che quel tipo ha rapporti con questo e quest’altro che sono poi stati condannati per mafia. Non vuol dire niente.

    Perchè alCapone, finchè non è condannato per mafia non è un mafioso…

    mmm…

    E la questione morale? Quello che diceva il nostra grande presidente Pertini?

    Preistoria per un paese dove la MAFIA è la prima AZIENDA, per fatturato, del PAESE.

  4. 21/05 2008

    …sarebbe bello sentire cosa diceva Toto Rina al processo di Palermo….

    Vi consiglio di andare su YouTube e digitare “toto rina sui giudici”.

    Io mi interrogherei non tanto su come vengono ricordati, ognuno il proprio modo, ma sul perchè SONO STATI UCCISI, su COSA SAPEVANO, dove ERANO ARRIVATI, che ruolo ha LO STATO in tutto ciò.

    Se sfogliamo la storia del nostro paese notiamo che tali stragi sono venute in un periodo specifico e particolare della Storia Italia. E poi il dopo… Anch’esso molto fumoso… non mi dilungo, è un blog questo, ma il vs. partito, sopratutto ua certa classe dirigente della sicilia, dovrebbe sciaquarsi la bocca prima di parlare di queste due gandi persone. Che no sono EROI. Ma solo cittadini coraggiosi.

  5. 21/05 2008

    Certate su YouTube, Google ecc.. le dichiarazioni del pentito Camcemi Salvatore in merito a Toto Rina e le sue presunte frequentazioni a ridosso dell’attentato a Falcone…

    Cancemi dice che Rina aveva avuto rapporti con persone molto importati (ancora non politici ma imprenditori del Nord) che poi, dopo le stragi (quanto si era tappata la bocca a quelle inchieste e a quei magistrati) scesero in politica con la promessa di un ITALIA NUOVA.

  6. 21/05 2008

    Paolo Borsellino – CONTIGUITA’ MAFIA-POLITICA (26-1-89)

    Splendida analisi di Paolo Borsellino a Bassano del Grappa sulle contiguità-mafia politica che nell’89 piano piano stavano finalmente emergendo

  7. 21/05 2008

    …certo che ci vuole però una bella faccia tosta parlare di Falcone e Borsellino e poi difendere il Senatore Schifani.

    Loro parlavano di contiguità tra mafia e politica. Il pericolo di questa, gli affari dell’altra. La questione morale. Per questo sono stati uccisi. Stavano toccando tasti che non andavano toccati.

  8. 21/05 2008

    …ah… come dimenticare ANDREOTTI…
    …è ancora Senatore…

    Andreotti è stato sottoposto a giudizio a Palermo per associazione mafiosa. Mentre la sentenza di primo grado, emessa il 23 ottobre 1999, lo aveva assolto per insufficienza di prove, la sentenza di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinguendo il giudizio per i fatti fino al 1980 e quelli successivi, ha stabilito che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all’associazione per delinquere» (Cosa Nostra), «concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980», reato però «estinto per prescrizione».

    Credo che il miglior modo per ricordali sia ricordare le loro idee e i loro ideali.

  9. Michele Sparpagliato
    22/05 2008

    Agghiacciante.Ho visto su youtube.Agghiacciante.Grazie,Romina.Onore a Falcone
    e Borsellino,ignominia agli altri(innominabili).

  10. Michele Sparpagliato
    22/05 2008

    A proposito di Andreotti:lungo la Circonvallazione ho visto i manifesti del film ‘Il Divo’,su Giulio medesimo,Presentato a Cannes,come il’Caimano’.Due film che,tra molti anni,ci ricorderanno due grandi e immortali Statisti,Silvio e Giulio.

  11. Michele Sparpagliato
    22/05 2008

    Vi consiglio di guardarvi il Sito di Antonio Di Pietro:interessantissimo.Bravo Giudice e grande politico.E’parecchio simpatico,fra l’altro.Per esempio,sul Sito,affianca la sua Laurea alla Tessera della P2 di un famoso imprenditore della Comunicazione.Il risultato è esilarante!

  12. 23/05 2008

    be… che Berlusconi era Piduista si sapeva…
    Anche altri ammirabili, tipo Pisanu, era della stessa cricca di Gelli.

    Infatti, se ti vai a leggere il famoso piano P2, orami è acqua passsata. Berlusconi c’ha già portato OLTRE la P2 ; )

  13. 23/05 2008

    Piano sicurezza, Ong in rivolta
    “Inutile reprimere i disperati”
    Da Medici senza frontiere all’Alto commissario Onu per i rifugiati, solo critiche al pacchetto approvato (testo) a Napoli dal governo (scheda). “Colpisce persone senza speranza che non si faranno spaventare dal reato di immigrazione clandestina”. “Diciotto mesi nei Cpt? Impossibile”

  14. 23/05 2008

    Perchè nn ti spari Michy Pivetti?
    Sparati è un consiglio spassionato! :-)
    Credo che nessuno strumentalizza, ma se alle tue orecchie una carica istituzionale la spara grossa dicendo che un mafioso era un eroe e il suo braccio destro rincara la dose dicendo che dovremmo riscrivere i libri di storia, beh mi fa un pò pensare, la lotta alla mafia nn ha colori, ma sinceramente questo PdL non può avere la dignità di ricordare certe persone per quella gentaglia che al suo interno racchiude! La destra legalitaria era un’altra e non esiste più, quello che fu l’MSI in sicilia oggi nn ha senso per l’attaccamento al potere e il servilismo a silvio e co.

  15. Elisabetta G.
    24/05 2008

    finalmente un commento che si discosta dai soliti.bravo Michele, ricordiamoli per quello che pensavano per il miglioramento della giustizia e strappiamoli dalla bocca dei professionisti dell’antimafia

  16. 24/05 2008

    Elisabetta chi sarebbe il professionista dell’antimafia, Maccello Dell’Utri? Forse hai ragione in un mondo al contrario, forse, oppure già è così…
    TUTTO QUELLO CHE VEDETE NON E’ VERO VIVETE IN MATRIX

  17. 24/05 2008

    Ti rispondo io se Elisabetta consente.
    I professionisti dell’antimafia sono quei signori che urlano alla luna. Tutti coloro che hanno bisogno di gridare contro la mafia perchè diversamente nessuo si accorgerebbe della loro attività.Ne esistono a dx ed a sx.
    Sono convinto che coloro che combattono la mafia siano i cittadini che tutti i giorni dicono no a soprusi a violenze di qualsiasi tipo ed i politici che invece di sbandierare ai 4 venti che loro sono contro questo o quel mafioso già finito in carcere si adoperano con leggi e provvedimenti che realmente ostacolano la criminalità.

  18. Talita
    24/05 2008

    Ciao, Michele!
    Non ho mai creduto ai cortei, fiaccolate, girotondi e affini per commemorare qualcuno. E non credo neppure ai professionisti “vedovi” di Falcone e Borsellino: l’altra sera in TV uno dei soliti noti presentava l’ennesimo libro a memoria: ossia il racconto di quanto l’autore sia bravo, buono, profumato e preferito da Falcone e Borsellino, che tanto non possono più confermare né smentire.
    Credo invece che la migliore commemorazione sia riprendere, sostenere e applicare le norme antimafia e relative alla Giustizia che Falcone si augurò e per le quali fu perfino inviso a molti dei suoi pelosi “osannatori” attuali.
    E vedo che il nuovo Governo sta seguendo tale civile prassi di commemorazione, come si può dedurre dalle parole del ministro degli Interni:
    “ Il pacchetto sicurezza del Governo contiene anche norme antimafia «ispirate alle norme a suo tempo suggerite dal giudice Giovanni Falcone, «e mai applicate da nessun Governo, neppure di centrosinistra. Penso, per esempio, alla norma che prevede la confisca dei beni mafiosi a prescindere dalla pericolosità del soggetto. Noi prevediamo che i beni, una volta confiscati, non potranno mai essere restituiti, neppure in presenza della morte del mafioso. Quindi i suoi eredi, familiari o meno, non potranno subentrare nella titolarità dei beni confiscati». (Il Messaggero, 23 maggio 2008).
    E con Filippo facci, ricordiamoci che: “Giovanni Falcone era favorevole alla separazione delle carriere, che era favorevole a un controllo istituzionale sull’attività del pubblico ministero, che denunciava il correntismo politicizzato del Csm, che negava l’esistenza di terzi livelli mafiosi, che giudicava rozzo chi attribuiva a lui quest’ultima teoria. Potremmo ricordare che Falcone incriminava i pentiti quando li riteneva calunniosi, che lamentava certa cultura del sospetto, che dubitava del feticismo di certa obbligatorietà dell’azione penale” (Il Giornale, oggi).
    In sintesi: FATTI, non parole!

  19. Talita
    24/05 2008

    Errata corrige
    Ovviamente “Filippo Facci”.

  20. 25/05 2008

    Ciao Talita,
    grazie ancora per il tuo commento puntuale.
    Quello che dice Filippo Facci è quello che io ripeto dal 2000, anno a decorrere dal quale faccio parte della Camera Penale di Palermo.
    Falcone lo si usa sempre CONTRO QUALCUNO E MAI PER QUALCOSA.
    Quando inizieremo ad imparare da lui il suo autentico messaggio, allora forse, finiranno i professionisti del’antimafia.
    Buona domenica

  21. Jana
    25/05 2008

    Ciao Michele, un saluto di…condivisione, per queste tue ultime, importanti, parole. Un saluto che plaude sempre, comunque, ad un’educazione e un garbo che, per chi osserva e distingue, e approva o in altri casi “contesta”, rimangono dei meriti grandi, purtroppo non equamente distribuiti…

  22. 25/05 2008

    Jana è un piacere (ri)leggerti, ti ringrazio molto. A presto

  23. Michele Sparpagliato
    26/05 2008

    Come sempre non si capisce proprio se a Talita vada bene la mafia o la Magistratura.Ha scritto il suo ennesimo commento astioso verso la Giustizia ed ipocrita nella sostanza.Poche idee,com si suol dire,ma confuse:sostanzialmente,par di capire,detesta l’antimafia.Come quelli che detestano l’antifascismo.Boh?!Ci capite qualcosa nei discorsi di Talita?

  24. cartacanta
    27/05 2008

    Avete ragione Talita, Michele,..
    Finalmente con queso governo fatti e non parole

    “Prosegue con Angelino Alfano la lista degli esponenti di Forza Italia che aderiscono alla lettera di Renato Schifani a sostegno di Marcello Dell’Utri (condannato definitivamente per false fatture e frode fiscale e appena condannato dal Tribunale di Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, ndr): ‘Voglio aggiungere la mia firma alla lettera di Renato Schifani. Sottoscrivo dalla prima all’ultima riga quanto ha scritto a Marcello Dell’Utri il capogruppo dei senatori di Forza Italia Schifani, con il quale voglio complimentarmi per la tempestività e la capacità di interpretare i sentimenti di tutti noi di Forza Italia e di milioni di elettori del nostro movimento. E’ il momento che Dell’Utri torni pienamente alla politica. Nessuno potrà contestargli questo diritto, nessuno almeno che abbia rispetto per i principi fondamentali del diritto che vogliono che un cittadino sia innocente fino a sentenza definitiva. E’ essenziale, per Forza Italia e per tutti quanti si battono perché in Italia ci sia finalmente una giustizia giusta, che Dell’Utri svolga pienamente il ruolo che tutta Forza Italia gli chiede’…” (Ansa, 14 dicembre 2004)

    “‘Andiamo avanti nella lotta alla mafia. I primi passi sono già stati fatti in Consiglio dei Ministri e altri ne faremo ancora per combattere i boss’. Lo dice il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, nell’aula bunker a Palermo nell’ambito della manifestazione nel ricordo della morte di Giovanni Falcone. Il guardasigilli, che sta partecipando ad un dibattito, ha incontrato prima in maniera informale alcuni magistrati siciliani che gli hanno manifestato i problemi e i disagi che si vivono nelle procure siciliane. Più tardi Alfano incontrerà al palazzo gi giustizia di Palermo i magistrati dell’Anm” (Ansa, 23 maggio 2008)

    Gradirei un vostro commento
    Ma questo Alfano è il fratello gemello del nostro ministro di Grazia e Giustizia??

  25. 27/05 2008

    abbiamo già commentato.
    Ti chiedo, le due dichiarazioni sono in contrasto?

  26. cartacanta
    27/05 2008

    qui non leggo nessun vs commento.
    Le dichiarazione mi sembran un attimo discordanti..

  27. 27/05 2008

    e perchè?

  28. Talita
    27/05 2008

    Ciao, cartacanta! Nel caso che proponi, mi sembra che la carta canti stonato.
    Scusa, ma qual è l’aporia tra la dichiarazione del 2004 (il gemello era già ministro?) e quella del 2008?
    Le mie capacità di comprensione sono limitate, ma mi sembra di poter dedurre che:
    - 1° dichiarazione: in Italia si è colpevoli dopo la conclusione dell’iter giudiziario, costituito da tre gradi di giudizio. È inoltre da aggiungere che numerosi sono stati i casi in cui la sentenza di primo grado è stata semplicemente sovvertita nei gradi successivi.
    - 2° dichiarazione: vogliamo lottare contro la mafia. (E personalmente spero contro tutti i tipi di mafia, anche quelli ammantati da bizantinismi APPARENTEMENTE antimafia.)
    Ti rammento che il partito politico a cui appartiene Alfano è sempre stato in prima linea nella lotta contro la mafia. Schifani fu tra i promotori della stabilizzazione dell’articolo 41 bis – più semplicemente, il “carcere duro” per i mafiosi – che fino al 2001 ebbe carattere provvisorio. Conseguentemente il ministro della Giustizia Castelli agì perché fosse reso permanente, iniziativa approvata dal Parlamento con legge n. 279 del 23/12/2002.
    Concludo ricordandoti che Angiolino Alfano è ben apprezzato anche dalla parte “avversa”, ossia da diversi esponenti politici della Sinistra, che si sono dichiarati convinti del fatto che, se c’è uno che non ha a che fare con ambienti mafiosi e che non è mai stato coinvolto in vicende giudiziarie, è proprio lui: Angiolino.
    Di che cosa vogliamo parlare ancora? Mi sembra che manchino argomenti e che, in questo caso, il sarcasmo sia sdrucciolevole: come arrampicarsi sugli specchi.

  29. cartacanta
    27/05 2008

    Confermo le tue capacità di comprensione sono parecchio limiatate.
    1.Sono note a tutti le conversazioni telefoniche tra dell’Utri e Mangano.
    Devo spiegarti chi è Mangano?
    Non occorre aspettare l’iter processuale per salvare Dell’Utri, peraltro condannato in Cassazione per false fatture e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione (patteggiando la pena ed usufruendo dello sconto di pena pari ad un terzo)
    2.tutti siamo contro la mafia
    Chi sarebbe la parte avversa che ha lodato Alfano??

    Argomenti a me non mancano.
    Capacità di analisi oggettiva ti manca a tonnellate..

  30. 27/05 2008

    Io sto discutendo con te nel mio blog e per quanto ne so potresti anche essere matteo messina denaro.Cosa credi che Dell’Utri sapesse chi era Mangano?E se lo avesse saputo Berlusconi gli avrebbe affidato i figli??
    Emblematica poi la frase” non occorre aspettare l’iter processuale..”
    Bene aboliamo i Tribunali e torniamo alla giustizia sommaria dei Tribunali del Popolo.
    Riguardo a quella sentenza vai a ripassare cosa è la responsabilità oggettiva e quella soggettiva e poi ripassa da qui.
    Ricordo comunque a tutti che questo non è un Tribunale virtuale, ma un luogo di confronto.

  31. cartacanta
    27/05 2008

    Scusa michele,
    ma con un cervello pensi e con l’altro scrivi?
    Hai ragione tu dell’Utri e Berlusconi non potevanno sapere chi fosse Mangano..
    Le mie frasi devi riportarle per intero..
    “Non occorre aspettare l’iter processuale per salvare Dell’Utri”
    significa che io non sono per il tribunale virtuale nè per quello popolare ma sono per la trasparenza e la coerenza per la quale non solo cambierei i miei connotati in quanto firmatario pro-Dell’Utri ma arriveri a dire “chi lo conosce Dell’Utri?” piuttosto che “Chi lo conosce Mangano?”

    Per quanto riguardo la sentenza non mi è chiara una cosa:
    E’ stato condannato si o no?
    oppure nonostante i 3 gradi di giudizio ( e la pena patteggiata..)dobbiamo chiderci se la sua responsabilità fosse oggettiva o soggettiva?

  32. Michele Sparpagliato
    27/05 2008

    Argomenti da brivido,indubbiamente.

  33. Michele Sparpagliato
    27/05 2008

    Mi chiedo,riflettendo sulle parole di Cartacanta e di Michele,chi realmente sia Talita.Con la quale sospendo ogni contrasto,ogni diatriba ed,ahimè,ogni dialettica(pur simpatica).

  34. AVV.SALVATORE..DI FAVARA
    27/05 2008

    CARO MICHELE FINISCE L ERA MANCINI ALL INTER E’ INIZIA JOSE’ MOURIHO SPERIAMO VADA BENE …CERTO CHE AFFASCINA COME ALLENATORE ..SIAMO VERAMENTE UNA SQUADRA AL COMPLETO STRANIERA ADESSO HEEHEHEHEHE

  35. Blackhawk
    27/05 2008

    Diamo fiducia ad Angelo Alfano,come Ministro e come politico di Fi,per una autentica lotta alla mafia.Così come,23 anni fa,demmo fiducia a Leoluca Orlando,democristianissimo e giovane esponente di una rinnovata Dc,per i medesimi motivi,e come la diamo al Sindaco Cammarata(bellissimo il suo gesto-guardate sul suo blog-nei confronti di Don Ciotti,Rita Borsellino e la loro Associazione),sempre per gli stessi motivi:antimafia militante.

  36. Talita
    27/05 2008

    Cartacanta, a chi è indirizzato il post il cui incipit è “Confermo le tue capacità di comprensione sono parecchio limiatate” (nel senso di “limitate”)?
    Non vorrei, infatti, introdurmi in una conversazione che non mi riguarda.

  37. Talita
    27/05 2008

    A proposito di Dell’Utri e mafia, e a proposito delle telefonate tra Dell’Utri e Mangano – considerate “note”, ma nella fattispecie, mica tanto note – devo ripetere quanto già espresso tempo fa.
    Mi riferii, in particolare, alla famosa intervista (fatta circolare postuma) in cui il giudice Paolo Borsellino affermava che il mafioso Mangano proponeva a Marcello dell’Utri l’invio di alcuni “cavalli” in albergo, intendendo per “cavalli” droga.
    Secondo una SENTENZA della Corte d’Appello di Milano (pubblicata a marzo 2008), quell’intervista è stata MANIPOLATA mediante copia/incolla, perché la telefonata effettiva non si svolgeva tra Mangano e Dell’Utri, ma tra Mangano e un mafioso della famiglia Inzerillo.
    Questo video TAROCCATO ha consentito alla magistratura “la formazione del LIBERO CONVINCIMENTO” per cui ha condannato Dell’Utri in primo grado.
    Uhm, non sono un avvocato, ma mi sembra che il libero convincimento sia qualcosa di diverso dalle prove…
    Chi ne voglia sapere di più, si colleghi a http://www.paologuzzanti.it/wp-conte…3/sentenza.pdf

  38. Blackhawk
    28/05 2008

    Mah!

  39. cartacanta
    29/05 2008

    ho capito
    Dell’Utri Santo subito
    e possibilmente prox Presidente della repubblica.

  40. Michele
    29/05 2008

    Nè l’uno nè l’altro, solo il giusto riconoscimento per un uomo che nell’arco della sua vita ha contribuito a creare sviluppo economico, cultura e progresso

  41. matteo l.
    29/05 2008

    pivetti guarda che ho appena trovato sul sito di miccichè??tu che sei nella corrente di cammarata cosa hai da dire in proposito?
    “Palermo si sta trasformando in una città invivibile. L’amministrazione comunali si dedica solo alle tasse mentre si moltiplicano i problemi di una città che forse non è poi così “cool”.

    L’inizio della fine per i palermitani comincia 12 mesi fa con l’aumento (inspiegabile) della Tarsu, la tassa sull’immondizia, del 75%. Un salasso per i cittadini che difficilmente arrivano alla fine del mese con il loro stipendio.

    Ma non è finita qui. Passano pochi mesi e i palermitani si trovano con una bella gatta da pelare. Le ztl, cioè le zone a traffico limitato. Dal 5 maggio per entrare in centro il cittadino palermitano, che regolarmente paga le tasse, è costretto ad acquistare un pass. L’amministrazione comunale è convinta che basterà fare pagare i cittadini per eliminare lo smog e le polveri sottili dall’aria. Un’idea alquanto particolare visto che con questo provvedimento l’unica cosa che diminuirà nella città sarà il lavoro. L’inquinamento non scenderà di livello, verrà solo pagata la tassa per inquinare.

    Molti negozi del centro perderanno molti clienti che, impossibilitati ad entrare nella zona a traffico limitato, sceglieranno di fare i propri acquisti in periferia. E’ di oggi la notizia, riportata dal quotidiano Repubblica, che l’associazione commercianti Maqueda2008 ha proposto una ztl a fasce orarie e l’istituzione di un bus navetta da piazzale Giotto e da via Basile.

    Il Comune ha le tasche vuote e deve attingere da qualche parte, questa è la giustificazione “non detta”. Ottantotto comunità di alloggio non riescono più a gestire 850 bambini che potrebbero essere riconsegnati al Tribunale dei minori. Motivo? Semplice: dal 2007 l’amministrazione non versale rette che deve corrispondere per ogni bambino. Occorrono 16 milioni di euro per garantire il servizio, soldi che non ci sono. Ecco allora la “brillante” idea nel vero senso della parola. Spegnere le luci di alcune strade minori della città per risparmiare il denaro da destinare all’Amg, che si occupa di gestire il servizio. Peccato che da quando è stato attuato tale provvedimento l’oscurità ha permesso il proliferare di furti di vario genere. Ecco poi, tornando al tema dei bambini, la protesta dei genitori degli alunni della scuola media di Brancaccio che, in una lettera inviata al quotidiano La Repubblica, denunciano la mancata consegna dei buoni libro. La maggior parte di queste famigli sono economicamente disagiate e alcune di esse si sono dovute indebitare per acquistare i libri all’inizio della anno scolastico.

    Al momento di dare è sempre difficile ma al momento di chiedere l’amministrazione comunale è sempre in prima fila. Oggi sarà infatti approvato il raddoppio dell’Irpef comunale dal 4 all’8 per mille. Quanto siamo “cool”.

    Ed ecco che Cammarata si ravvede. Il sindaco ha inviato una lettera al presidente del Consiglio comunale per chiedere la revoca della delibera che prevede l’aumento dell’addizionale Irpef. Nella lettera il sindaco ricorda di aver già chiesto nei mesi scorsi “ai gruppi di maggioranza in Consiglio comunale di ritirare la delibera che prevedeva l’aumento dell’addizionale Irpef, nella convinzione che questo provvedimento possa costituire un ulteriore pesante aggravio per i già provati bilanci delle famiglie palermitane”. Il provvedimento ieri sera non è stato approvato per l’ostruzionismo dell’opposizione in Consiglio comunale. Stasera é in programma una nuova seduta e l’addizionale Irpef rimane all’ordine del giorno.

    Il sindaco sottolinea, inoltre, la possibilità che da domani sia già operativo il decreto del
    governo nazionale che blocca gli aumenti di tutte le imposte locali. “Approvare stasera la delibera – scrive ancora il sindaco nella sua lettera – risulterebbe ulteriormente incomprensibile ai cittadini di Palermo e costituirebbe un artifizio amministrativo e una sterile furbizia politica”. “Sono certo – aggiunge – che il governo saprà trovare i rimedi per consentire al Comune di Palermo di affrontare con le risorse necessarie il tema delle attività sociali che è prioritario nella mia agenda politica e di governo. Sarà il Consiglio comunale, naturalmente e come è ovvio, nella sua autonomia, a valutare queste mie considerazioni”.
    “La questione della redazione del bilancio previsionale – aggiunge Cammarata – sarà affrontata con il presidente del Consiglio comunale e con i presidenti dei gruppi consiliari di maggioranza e di opposizione. Il bilancio, infatti – conclude – in considerazione della riduzione dei trasferimenti statali e delle minori entrate determinate dalla cancellazione dell’Ici sulla prima casa, dovrà essere predisposto con grande rigore e nella piena condivisione delle dolorose scelte in materia di tagli”.

    Alessio Ferlazzo

  42. Francesca
    29/05 2008

    Quindi Dell’Utri sarebbe una vittima? Ho capito bene?
    Talita mi illumini dato che ha sempre una buona parola per tutti

  43. Michele
    29/05 2008

    caro matteo ti rispondo semplicemente dicendoti: questa situazione è stata determinata dalla dissennata gestione delle risorse ai comuni del governo Prodi. Adesso la musica è cambiata e ne vedremo i benefici, proprio come due anni fa.
    Ti domando: la Città è la stessa da quando c’è Cammarata? Prima di lui com’era??

    a Francesca dico: cara Francesca Dell’Utri è una vittima, vittima della sua amicizia con Berlusconi, vittima dei suoi natali siciliani, vittima della sua intraprendenza, vittima della politica.

  44. Blackhawk
    29/05 2008

    Quindi riassumendo:
    1)Dell’Utri è una vittima.Berlusconi è una vittima.Mangano è un Santo.Borsellino non diceva quello che diceva.Falcon non è un eroe.La Magistratura è rossa,e via dicendo.

    2)L’Amministrazione Cammarata a Palermo era l’Eden in terra.Poi,circa 500 giorni fa,è arrivato Prodi e ha distrutto l’Eden.Ora l’Eden ritorna.

    Se ho ben compreso,queste sono le linee-guida dell’ideologia di questo Blog.Ne prendo atto.
    Colgo l’occasione per chiedere notizie della bella ed attraente Vittoria Brambilla,mito anche di vari blog,che è scomparsa dai riflettori dei media(si,lo so che è sottosegretaria di qualcosina).La vogliamo Ministra,con il suo Movimento ben rappresentato.
    Comunque la gestione Cammarata è una prosecuzione della gestione Orlando,la città per alcuni versi è peggiorata,per altri migliorata.Anche nell’impegno antimafia Diego Cammarata ribadisce il forte impegno del proprio compagno di Partito(la Dc)Leoluca Orlando,e lo dimostra spesso,come con le ultime iniziative con Don Ciotti e Libera e per quanto riguarda Falcone e Libero Grassi.E’evidente la continuità con Orlando,e di questo mi rallegro e mi complimento,anche con Michele Pivetti.

  45. cartacanta
    29/05 2008

    Michele se sapessi leggere quello che scrivi!!!

    “Un uomo che nell’arco della sua vita ha contribuito a creare sviluppo economico, cultura e progresso”

    Magari tra 20-30 anni ci sarai tu a dire..
    Sarebbe giusto intitolargli una strada
    “Via dell’Utri”

  46. M.Sparpagliato
    29/05 2008

    Se ho ben capito,da Matteo,i problemi di Palermo non sarebbero tutti colpa del brevissimo Governo Prodi.Forse ci sono talune altre responsabilità…e parecchi problemi economici.Vado a guardarmi subito il sito di Miccichè.

  47. Talita
    29/05 2008

    Intitolare una strada a Dell’Utri?… Uhm…
    Penso che nessuno dovrebbe ambire a diventare una strada, che magari incroci le numerose via Stalin, via Lenin, via Marx, via Tito, via Mao e compagnia bella.

  48. Talita
    29/05 2008

    Francesca, non è vero che ho una buona parola per tutti.
    Solo per le persone che conoscono l’educazione. E la praticano.
    Se lei ritiene di poter avviare un discorso utilizzando il sarcasmo aggressivo, io ritengo che non è mio interesse discutere con lei. Tanto più che ci troviamo in un blog, non in una chat.

  49. matteo l.
    29/05 2008

    pivetti credo che ormai solo tu e pochi altri non vedete che palermo sta crollando a pezzi per colpa di un sindaco incompetente la cui unica attenuante è che questo compito proprio non lo voleva avere…era conscio dei suoi limiti…lo hanno costretto!!
    pivetti svegliati…pure nel tuo partito ormai se ne sono resi conto…fa ridere la storiella di prodi!!

  50. Francesca
    29/05 2008

    Io non voglio avere alcun discorso con voi. Sia chiaro. Ogni tanto mi piace ridere leggendo le cose che scrivete. D’altra parte non sono l’unica a pensarla così, ma che vuole, siete ormai in pochi a poter vantare cultura e tanta altra roba da offrire al mondo e noi non vi capiamo.

  51. Michele
    29/05 2008

    Cara Francesca,
    credo che ridere di ciò che scrivono altri, a meno che non sia ironico, sia di cattivo gusto. Si può o meno condividere un pensiero, ma ridere di esse non è bello.
    Caro matteo l.,
    Palermo non sta crollando a pezzi, Palermo a mio avviso patisce dei problemi che se è vero che vengono da lontano (leggi i precari orlandini)stanno trovando difficoltose soluzioni anche a causa del malgoverno precedente.
    Caro BlacHawk,
    dissento dal tuo pensiero.Questa “era Cammarata” è stata di gran lunga migliore rispetto a quella orlandina. Abbiamo risolto innumerevoli problemi strutturali della nostra Città. Certo resta ancora da fare molto, ma ricordo che ci sono ancora 4 anni di sindacatura.
    Caro cartacanta,
    chissà…..ai posteri….

  52. Talita
    29/05 2008

    Francesca, se non vuoi avere alcun discorso, esiste un metodo semplicissimo: non lo chiedere. Sia chiaro anche questo punto!
    In quanto alle tue risate, perché no? Rientrano nell’ambito della caratterialità: c’è chi preferisce ridere e chi preferisce portare argomenti.
    Infine: chi possiede una vera cultura non si vanta mai. Altrimenti non possiede una vera cultura, ma un’accozzaglia di nozioni e di luoghi comuni.

  53. M.Sparpagliato
    29/05 2008

    Però mi pare che dimentichiate due cose importantissime:che sia il buon Diego Cammarata che il nostro Premier amano ridere e scherzare,e parecchio(anche se indubbiamente il nostro Sindaco è di gran lunga più signorile,come stile e come formazione).Siete un pò troppo permalosi con Francesca:lasciate spazio all’ironia e siate anche autoironici.Ne guadagneremo tutti.

  54. Blackhawk
    29/05 2008

    Tuttavia mi sia consentito,ove possibile,esprimere la mia stima ed il mio affetto per Diego Cammarata e per Luca Orlando,le cui amministrazioni hanno forti legami(non dimenticate quanti consiglieri,eletti con la Rete,passarono a Forza Italia nel 2000,amareggiando molti elettori,ma stabilendo una continuità)sia ideali sia gestionali.Ovviamente ambedue sono criticabili per vari aspetti.Ma perchè non li posso apprezzare insieme,io che non sono democristiano,non ho e non voglio etichette,ma che so guardare con sincerità alle buone cose che entrambi gli ex-compagni di Partito hanno saputo fare con contiguo impegno e con ugualì sentimenti di legalità e di lotta alla mafia?Non vedo perchè dividersi nel giudizio su due degnissime persone-con i loro limiti,come tutti-che comunque hanno segnato una comune rottura con gli antichi sindaci,i cui nomi preferiamo non ricordare per carità di Patria.Non vedo motivi di faziosità,trattandosi di persone perbene e colte(e di cultura giuridica)assolutamente legate da una storia per molti versi comune,ed entrambi provenienti dalla fede cattolica.Grazie per lo spazio concessomi.

  55. Francesca
    29/05 2008

    @ M.Sparpagliato lasciali fare, io mi diverto.

  56. Talita
    29/05 2008

    Perché alcuni non si abitueranno mai ad attenersi ai fatti?
    Perché ritengono vanamente di essere credibili, spandendo aria fritta? Mah!
    Qui, se c’è qualcuno che può “lasciar fare” è l’intestatario del blog: non un qualsiasi user.
    Tanto per la precisione.

  57. Michele Sparpagliato
    30/05 2008

    Molto bene,perfetto.Invito preciso alla censura,fatto al gentilissimo Gestore del Blog.Molto bene,Stalin è sempre vivo e lotta insieme agli intolleranti.Quando a qualcuno non piace Francesca(nota e attivissima persona,che anche il Sindaco Cammarata conosce ed apprezza per lo spirito critico),si invita l’Avv.Michele a zittirla:tanto il blog è privato(come l’Italia)e può parlare solo chi sta bene a Talìta.Ahi,Talìta,non ti sembra di esagerare?Per favore,vai sui contenuti,e non lanciare anatemi biblici,se ti è possibile.Vuoi espellere Francesca,perchè non ti va quel che scrive?Ma che significato ha zittire l’interlocutore?

  58. Michele
    30/05 2008

    In tutta franchezza, non rilevo alcun invito alla censira da parte di Talita.

    Qui dentro tutti possono scrivere tutto, nel rispetto delle comuni regole della decenza e della buona educazione.

  59. Marcus
    30/05 2008

    Io capisco l’avere idee politiche diverse, ma anche il servilismo di qualcuno, alla fine, dovrebbe lasciare il posto alla logica e all’evidenza.
    Il Comune è sull’orlo della bancarotta per le scelte scellerate dell’amministrazione dovute anche al clientelismo smodato che la caratterizza.
    Il sindaco ha avuto anche la faccia come il “cool” di affermare che lui aveva già chiesto di non applicare il raddoppio dell’addizionale irpef…
    MA SE SI SONO RIUNITI IN FRETTA E FURIA PER AGGIRARE L’OSTACOLO DEL GOVERNO NAZIONALE!
    Ragazzi per favore, aprite gli occhi…
    Vi ricordo che appena due anni fa, il buon cammarata ha imposto il 75% di aumento della tarsu, e la situazione disastrosa dell’amia è addirittura peggiorata.
    Ma come si fa a lodare un’amministrazione all’orlo del fallimento?
    Ma vi sembra veramente che abbiamo l’anello al naso?
    A Palermo di “Cool” c’è solo quello che ci stanno “facendo”.
    Fra poco potremmo anche battere Napoli, altro che “cool”.
    Svegliatevi dal letargo…

  60. Francesca
    30/05 2008

    @Michele Sparpagliato grazie per le tue parole :)

  61. gianfranco
    30/05 2008

    credo che marcus abbia difficoltà a comprendere la differenza tra consiglio comunale e sindaco…..

  62. Marcus
    30/05 2008

    Ecco un altro salvatore della patria…
    Ma che vuoi dire?
    E secondo te questa delibera chi l’aveva sponsorizzata?
    Babbo Natale forse o il nostro “Caro” Sindaco?

  63. Marcus
    30/05 2008

    Forse non è chiaro, ma per sanare i bilanci dell’amia e del comune, non sarebbe bastato nemmeno la triplicazione dell’addizionale irpef.
    L’aumento sarebbe bastato “APPENA” per la metà del buco dell’amia…

  64. gianfranco
    30/05 2008

    ma scusa invece di blaterare perchè non ci dai qualche cifra? possibilmente con la fonte??

  65. Marcus
    30/05 2008

    Per le fonti, basta leggere i giornali di qualche giorno fa, ma tanto sappiamo benissimo che per voi quelli scrivono stronzate mentre voi siete il Verbo.
    In ogni caso, quali sarebbero le differenze che ho difficoltà a comprendere?
    E dove starei blaterando?
    Che il comune e l’amia siano sull’orlo del fallimento, non è una invenzione giornalistica…
    Lo sanno anche le pietre…
    Prova a interrogare loro…

  66. Talita
    30/05 2008

    Perché alcuni non si abitueranno mai ad attenersi ai fatti?
    Perché ritengono vanamente di essere credibili, spandendo aria fritta?
    Ora sono costretta a ricorrere alla canzonetta (la rima è casuale):”Ti sei sbagliato, chi hai visto non è, non è Francescaaaa”!!!
    Purtroppo non ero al corrente della fulgida notorietà di Francesca, roba da far tremare le vene dei polsi! A Milano, “Francesca” è solo un bel nome femminile.
    E poi…uhm… Come fanno alcuni user a sapere che un’user di nome Francesca è quella Francesca dalla fulgida notorietà???
    Uhm… si telefonano prima di intervenire sul blog? Si mettono d’accordo???
    Uhm…uhm…uhm… Bruttina questa cosa!

  67. Talita
    30/05 2008

    Breve riflessione post-prandiale: al momento non occorrono altri “salvatori della Patria”.
    La Patria è già stata salvata il 13 e 14 aprile u.s.

  68. gianfranco
    30/05 2008

    se se..dai marcus non ti nascondere dietro i giornali…su trovaci le fonti..

  69. Marcus
    30/05 2008

    Si Si..
    Adesso 13 e 14 aprile li metteranno come Festa Nazionale.

    Per Gianfranco.
    Fonte “La Repubblica”
    IL RADDOPPIO dell’addizionale Irpef, che il Consiglio comunale voterà martedì prossimo, svuoterà ancora una volta le tasche dei cittadini: una famiglia media, con marito e moglie che lavorano entrambi e guadagnano 30 mila euro l’uno all’anno, con l’aumento dell’aliquota dallo 0,4 allo 0,8 per cento, pagherà di addizionale comunale 480 euro all’anno contro i 240 che ha finora pagato. Dopo la stangata Tarsu, adesso i palermitani dovranno fare i conti con un nuovo aumento delle imposte che colpisce soprattutto chi paga le tasse direttamente alla fonte, come i lavoratori dipendenti e i pensionati.

    La decisione di raddoppiare l’Irpef è stata presa due giorni fa durante un vertice di maggioranza dei consiglieri di centrodestra. E ha scatenato la bufera sul Comune. I primi no alla manovra arrivano proprio dalla compagine di centrodestra. L’Mpa, che con sette consiglieri su cinquanta rischia di essere decisivo al momento della votazione, si dissocia: «Siamo di fronte a un madornale malinteso perché l’Mpa non ha mai dato il proprio via libera al raddoppio dell’addizionale Irpef», dice Marianna Caronia, deputato regionale degli autonomisti.

    Al fuoco amico risponde Giulio Tantillo, capogruppo di Forza Italia: «Al vertice l’Mpa era presente e non mi è sembrato che fosse contrario a un aumento doloroso ma necessario per sopperire alla mancanza di fondi statali e coprire alcune spese. A partire da quelle sociali». Ma a cosa serviranno in realtà i circa 22 milioni di euro in più che il Comune conta di incassare raddoppiando l’Irpef? Saranno tutti impiegati per aumentare il contratto di servizio di Amia, la società comunale che deve fronteggiare lo spettro del fallimento.

    In realtà, per aggiornare il contratto di servizio con l’ex municipalizzata fermo da cinque anni, servirebbero 44 milioni di euro. Il Comune, con la manovra Irpef, gliene ne può garantire solo la metà. Ma questi ventidue milioni di euro non serviranno comunque a coprire gli ammanchi dell’Amia, che ha un buco di 95 milioni. Per salvare la società, l’amministrazione ha una sola speranza: quella che il governo nazionale entro la fine dell’anno possa trasferire risorse per risollevare i conti dell’Amia, magari ricapitalizzandola. Ma è ancora solo un’ipotesi, mentre intanto resta al palo, forse definitivamente, anche il piano di riassetto delle holding con Amia e Amg che avrebbero dovuto fondersi e guidare tutte le altre società. Intanto infuria la polemica politica sul raddoppio dell’aliquota. Il Pd è sul piede di guerra.

    «Dobbiamo dare battaglia e coinvolgere la gente, i sindacati, le associazioni », dice il consigliere Salvatore Orlando. «Da un lato il governo toglie l’Ici, dall’altro il Comune aumenta le tasse», incalza Ninni Terminelli, mentre Maurizio Pellegrino punta il dito contro la gestione delle società comunali: «I conti delle aziende sono una voragine ». Per Nadia Spallitta di un’Altra storia, «prima di far pagare ai cittadini le sue scelte sbagliate, l’amministrazione deve immediatamente revocare il cda dell’Amia e il suo presidente». Le fa eco le collega di gruppo Antonella Monastra: «La giunta ci spieghi dove sono finiti i soldi della Tarsu».

    Polemici anche i sindacati e le associazioni di categoria. «Il sindaco Diego Cammarata non è più credibile — attacca Maurizio Calà, segretario della Camera del lavoro — aveva ritirato l’aumento dell’addizionale Irpef prima delle ultime elezioni, ora lo ripropone. Con l’aumento della tassa vuole solo coprire i buchi nei bilanci delle municipalizzate». Per Giovanni Felice, presidente di Confesercenti «ancora una volta i cittadini sono chiamati a compensare economicamente, le scelte clientelari dell’amministrazione che ha redatto un vero e proprio “piano delle spese” che serve a finanziare le scelte clientelari».

    Purtroppo, la fonte viene da un giornale schifoso come “La Repubblica”.
    Magari tu potresti fornirci la smentita…

  70. Marcus
    30/05 2008

    Se vuoi posso postare anche l’articolo che riguarda il “nulla di fatto”.
    Però penso che già dovresti sapere come è andata la farsa…

  71. gianfranco
    30/05 2008

    senti…..citare come fonti auteroveli i giornali che qui in italia sono classificati come libertà tra l’iraq e lo yemen è pura fantasia. dovresti postare le fonti autorevoli tipo istat o assessorati o ministeri….francamente repubblica è come wikipedia

  72. Francesca
    30/05 2008

    @Talita diciamo che con alcuni dei bloggers che oggi scrivono qui ci siamo ritrovati a discutere e ci ritroviamo anche in altri siti e blog e seppur virtualmente ci conosciamo. Riguardo alla notorietà era solo un modo per dire (penso) che più volte assieme ad altri abbiamo discusso e anche fatto conoscere iniziative che abbiamo portato avanti, che non sono circoscritte al web, bensì si riferiscono alla vita reale di tutti i giorni. Michele penso parlasse di questo.

  73. Michele Sparpagliato
    30/05 2008

    Cara Talita,sei sempre più biliosa:ora ti sei messa pure a cantare per sfogare il nervosismo accumulato.Le cose sono semplicissime(non c’è alcun ‘complotto’,tipica paranoia dei defunti regimi comunisti):non conosco Francesca,se non dal Blog del Sindaco,dal suo,e da Rosalio.it,semplicemente,dallo stile e da quel che dice,mi è sembrato chiaro che si tratta della stessa Francesca.Vedo che il tutto ti fa inviperire:non ne vedo il motivo,giacchè(tu mi dici)ancora esulti e fai salti di gioia per il 13-14 Aprile(che onestamente c’entrano,ma poco,con i problemi reali di Palermo).Comunque se vuoi,per donarti la pace,non citerò più il nome di questa blogger.Se poi gradisci anche che il mio nome scompaia dal Blog,sarà mia cura accontentarti…Intanto discutiamo di cose concrete,come ci dice Marcus…o anche Marcus non ti garba?

  74. Marcus
    30/05 2008

    Michele, ho già avuto modo di interloquire con Talita…
    Purtroppo non le garbo nemmeno io…

    x gianfranco, purtroppo ancora non ho accesso alle “fonti autorevoli” che citi tu.
    tra l’altro, l’Istat credo c’entri come i cavoli a merenda.
    In ogni caso, se ne sei capace, ti ho già chiesto di fornirci tu “la verità” in tal senso.

  75. Marcus
    30/05 2008

    Ma poi scusa, se i conti di amia e comune sono a posto, e secondo me nemmeno il miglior trasformista potrebbe avere questa faccia per affermarlo, a che titolo si sarebbe reso necessario questo aumento e quello di due anni fa della tarsu?
    Per tappare buchi, per assicurare lo stipendio a qualche “manciafranco” in più o per aggiungere qualche altro privilegio?

  76. Talita
    30/05 2008

    Francesca, sono felice per la tua notorietà in Sicilia, ma io parlavo d’altro e precisamente:
    1) non ne ero al corrente, anche se il caso contrario non avrebbe affatto influito sui miei commenti né in positivo né in negativo;
    2) continuo a non comprendere come un semplice nick basti a un qualsiasi user per capire che quella Francesca sei proprio tu.
    Comunque sono particolari di poco conto. Certamente avrei preferito che tu inizialmente avessi illustrato le tue iniziative, anziché chiedere di essere illuminata da me. Magari sarà per la prossima volta… Ciao!

  77. Talita
    30/05 2008

    Marcus, come fai a dire che tu non mi garbi??? Mica ti conosco, scusa!
    E poi la tua dialettica si riduce a questo? Non garbi a chi critica le tue opinioni?
    Andiamo maluccio…

  78. Ex
    30/05 2008

    Ringrazio Marcus per le notizie sul raddoppio dell’addizionale IRPEF comunale a Palermo. Avrei un commento da fare ma sarebbe irriguardoso nei confronti dei contribuenti palermitani e quindi non lo faccio.
    A MP vorrei dire solo che attribuire al governo Prodi il motivo dell’aumento del 75% della tassa rifiuti mi sembra, così a pelle, come incolpare il famoso battito della famosa farfalla in Asia per spiegare un uragano in Messico. Oddio, non dico che al governo Prodi non si possa contestare nulla, ma addirittura arrivare a questo…
    E allora come mai altri grossi Comuni d’Italia (sia di centrodestra che di centrosinistra) non hanno aumentato allo stesso modo le imposte locali o, se le hanno aumentate, non hanno dato la colpa al governo Prodi?
    Te lo spiego io: perchè c’è un limite al senso del ridicolo.
    La verità, molto più semplice di tanti discorsi campati per aria, è che il Comune di Palermo e l’AMIA sono amministrati male, sono pieni di zavorra e quindi di costi inutili. Questo produce inefficienze che possono essere neutralizzate solo in due modi: tagliando gli sprechi o spremendo di più i cittadini con le imposte locali.
    MP, fatti un giro a Milano, magari Talita ti porta a prendere l’aperitivo in qualche posto figo, e poi rispondimi: Milano è una città pulita? SI. E’ più pulita di PA? SI. Perchè? Perchè la raccolta dei rifiuti viene effettuata in modo più efficiente, la differenziata viene fatta nei condomini e tutto questo lo si può toccare con mano. A fronte di questo, Milano ha forse innalzato da un anno all’altro la tassa rifiuti del 75%? Penso di no, ma siccome non ho la certezza, ce lo facciamo confermare da Talita.
    Sai qual è il comune in Italia con la tassa rifiuti più alta? Napoli. Mi fermo qui o ci arrivi da solo alla fine del ragionamento?
    Discaricamente tuo,
    Ex

  79. Talita
    30/05 2008

    Ciao Michele!
    Mi è venuto un dubbio: in questo blog è obbligatorio trattare dei fatti di Palermo?
    Se è così, ti prego di precisarmelo e io mi ritirerò in buon ordine: non so quasi nulla dei fatti di Palermo!
    P.S. Cerca di informarmi con la massima delicatezza, perché potrei tentare il suicidio a causa della mia ignoranza…

  80. Marcus
    30/05 2008

    Ma Talita…
    Noi lo facciamo per te…
    Dovresti essere onorata di apprendere notizie riguardanti una delle città più “cool” d’europa, così sapientemente amministrata da un esponente vicino alla tua corrente di pensiero.
    Amministrata da colui che ormai è in difficoltà perchè non riesce più a trovare modi per spillarci soldi.
    Da colui che ultimamente si è inventato la ZTL più illegittima d’europa solo col pretesto di spillarci soldi e far mangiare una società del nord italia.
    Tu mi dirai che anche voi a Milano avete l’ecopass.
    Verissimo, ma avete anche Metropolitane, Parcheggi e Autobus efficienti.
    Noi quì non abbiamo nulla di tutto ciò, abbiamo solo la ztl e anche parecchio vasta.
    Pensa che il sindaco addirittura ama paragonare Palermo a Barcellona o Lisbona.
    Intendiamoci, Palermo è bellissima,
    Peccato che è bella quanto invivibile.
    E adesso ti confido un’ultima cosa.
    Io, Francesca, Michele Sparpagliato, Ex e qualche altro, spesso scriviamo nel blog del Sindaco.
    Peccato che lui ormai non si ricorda nemmeno di averlo un blog.
    Michele Pivetti una volta mi scrisse che era impegnatissimo nella campagna elettorale, ma sicuramente, una volta conclusa, avrebbe risposto alle tante voci palermitane in attesa.
    Quelle voci ancora aspettano.
    Sicuramente sarà impegnato per trovare i fondi necessari per non fare la fine di un’altra amministrazione siciliana, quella di Catania.
    Chissà, magari facendo “rumore” su più blog, qualcuno potrebbe svegliarsi…

  81. Talita
    30/05 2008

    Grazie, Marcus.
    Il mio appello accorato a Michele, però, non derivava dalle tue parole, ma dalle osservazioni stizzite di un altro user.
    Io conosco bene Palermo, ma da turista. Conosco ancora meglio la darsena del porto di Palermo, dove staziona spesso la barca di miei parenti e dove d’estate mi sono spesso imbarcata anch’io.
    Però non conosco nulla della politica locale, per cui non potrei assolutamente affrontare una conversazione sull’argomento.
    Ora ho preso atto delle notizie che mi hai fornito tu. Spero di poter sentire anche la cosiddetta “altra campana”, perché ritengo che la ragione non stia mai tutta da una parte: né a Palermo, né a Milano, né in qualsiasi altro luogo.
    Ciao e a presto!

  82. Michele Sparpagliato
    30/05 2008

    A questo punto mi scuso anch’io con Talìta,giacchè per un grosso equivoco(Blog di Michele,su cui ci siamo in parecchi spostati grazie a lui stesso,che sul Blog del Sindaco Cammarata ci ha richiamati sul suo),abbiamo pensato che fosse-in generale-una prosecuzione degli argomenti(Palermo e Sicilia)dibattuti!Comunque la conversazione ha preso una piega davvero interessante,e cioè la situazione reale di Milano(ben amministrata,a quel che pare, dalla destra),di Napoli(mal gestita negli ultimi anni dal centrosinistra),e di Palermo(no comment,a questo punto…).Il resto è gossip,partito preso,e faziosità assortita.
    Spero che adesso si possa proseguire nel dibattito.

  83. Michele Sparpagliato
    1/06 2008

    Cara Talita,
    guarda su you tube il video che Francesca ha girato sul Sindaco Cammarata che consegna i locali confiscati alla mafia a Don Ciotti.Basta cercare dei riferimenti e lo trovi subito.Faccio ancora i miei complimenti a Diego Cammarata,che,sulla linea tracciata per anni da Leoluca Orlando,prosegue l’impegno delle Istituzioni nella lotta al crimine organizzato.Credo che tu comprenda,da Milano,l’importanza di tutto ciò.

  84. 4/06 2008

    michele…
    sa sto Mangano…
    ti prego, datte na svegliata…
    Se nn lo vuoi fare per te, fallo per chi ti vede e ti legge.

    Quello che tu fai è un REATO CONTRO L’UMANITA’!!!

  85. Michele Sparpagliato
    7/06 2008

    Assolto il giudice De Magistris da ogni accusa!Naturalmente tutti sono pronti a dare addosso ai giudici,ma poi,per questa notizia,SILENZIO STAMPA!Andatevi a guardare il sito di Antonio Di Pietro:ricordiamo i giudici caduti tentando di essere sempre vicini alla Magistratura,e non facendo le commemorazioni di comodo,per poi denigrarla ogni volta che sia possibile ed in ogni occasione.

  86. Blackhawk
    9/06 2008

    Veramente notevole il nuovo tentativo di B.,questa volta con il fidato Alfano,di bloccare tutta la macchine della giustizia impedendo,praticamente,ogni tipo di intercettazione e di indagine di polizia e giudiziaria.Veramente notevole,Siamo così all’impunità totale dei crimini economico-mafiosi,della corruzione,dei reati di qualunque tipo(anche omicidi).Unici criminali:Rom,prostitute,emarginati,immigrati e poveracci.In sostanza l’assoluto opposto del messaggio di Gesù Cristo.Il bello è che il paps lo riceve e gli dà pure un certo assenso.Siamo di fronte ad un mondo capovolto.Diamine!Perbacco!direbbe Lui.

  87. Talita
    17/06 2008

    In http://www.radicali.it/view.php?id=96778
    si può leggere un formidabile articolo di Filippo Facci. Intitolato “Falcone ha ancora nemici”, spiega chiaramente usi e abitudini di: professionisti della mafia, vedovi di Falcone ed esseri abietti e basta. Un passo saliente:
    _________________________
    “(…) Cominciarono a voltargli le spalle in tanti. Leoluca Orlando, tuonando contro gli andreottiani, era diventato sindaco e aveva inaugurato una cosiddetta «primavera di Palermo» che auspicava un certo gioco di sponda tra procura e istituzioni, anzi «una sinergia» come aveva detto Falcone stesso. Durerà fino all’estate del 1989, quando il pentito Giuseppe Pellegriti accusò il democristiano Salvo Lima di essere il mandante di una serie di delitti palermitani, ma Falcone fiutò subito la calunnia: Orlando si convinse che il giudice volesse proteggere Andreotti. Fu durante una puntata di Samarcanda che Orlando scagliò l’accusa: Falcone ha una serie di documenti sui delitti eccellenti, disse, ma li tiene chiusi nei cassetti. Accusa che verrà ripetuta a ritornello da molti uomini del movimento di Orlando: Carmine Mancuso, Nando Dalla Chiesa e Alfredo Galasso. È di quel periodo, peraltro, un primo e sottovalutato attentato a Falcone: il comunista Gerardo Chiaromonte, defunto presidente della Commissione Antimafia, circa la bomba ritrovata nella casa al mare di Falcone, all’Addaura, scriverà così: «I seguaci di Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità». E la voce circolò. Così, quando Falcone accettò l’invito del ministro della Giustizia Claudio Martelli a dirigere gli Affari penali, la gragnuola delle accuse non poté che aumentare. L’obiettivo di Falcone era creare strumenti come la procura nazionale antimafia, ma in sostanza fu accusato di tradimento. Si scagliò contro di lui il Giornale di Napoli: «Dovremo guardarci da due “Cosa nostra”, quella che ha la Cupola a Palermo e quella che sta per insediarsi a Roma». Così Sandro Viola su Repubblica: «Non si capisce come mai Falcone non abbandoni la magistratura… s’avverte l’eruzione d’una vanità, d’una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste dei guitti televisivi». L’Unità, due mesi prima che Falcone saltasse in aria, fece scrivere un corsivo al membro pidiessino del Csm Alessandro Pizzorusso: «Falcone superprocuratore? Non può farlo, vi dico perché». È la stessa Unità che poco tempo prima aveva titolato così: «Falcone preferì insabbiare tutto». (…)
    Solo Ilda Boccassini, e gliene si faccia onore, ebbe la forza di urlare nella aula magna del Tribunale di Milano, rivolta ai colleghi di Magistratura democratica: «Voi avete fatto morire Giovanni, con la vostra indifferenza e le vostre critiche; voi diffidavate di lui; adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali»”.
    _____________________________
    Al prossimo post la parte relativa a come si riuscì a “sfruttare” la morte di Falcone.

  88. Talita
    19/06 2008

    Dall’articolo “Falcone ha ancora nemici”: come si riuscì a “sfruttare” – e ancora si sfrutta alla grande – la morte di Falcone.
    ___________________________
    “Cosa nostra aveva già deciso di saldare il conto: la Cassazione, infatti, il 30 gennaio aveva confermato gli ergastoli del maxiprocesso. Mentre Roma discuteva su come impedire la nomina di Falcone, Giovanni Brusca stava facendo dei sopralluoghi sull’autostrada Palermo-Punta Raisi. Poi, a macerie fumanti, il tentativo di sfruttare la morte di Falcone per portare acqua all’inchiesta Mani pulite resterà uno degli episodi più disgustosi della storia del giornalismo italiano. Piero Colaprico, su Repubblica, definì Antonio Di Pietro «il Falcone del Nord», e inventò che «si è saputo solo ieri che Falcone seguiva da vicino l’inchiesta sulle tangenti, ma adesso una tonnellata di tritolo ha spezzato per sempre il suo contributo all’indagine milanese». L’Unità scrisse: «A Milano i magistrati hanno considerato la strage anche un avvertimento per quanti vogliono smascherare i signori di Tangentopoli».
    ___________________________
    Ogni commento è superfluo.

  89. Talita
    19/07 2008

    Oggi ricorre l’anniversario dell’attentato al giudice Borsellino ed è dunque doveroso rivolgere a lui e alle persone che con lui sono morte un pensiero più intenso del solito, che abbraccia anche il giudice Falcone e le persone che sono morte con lui.
    Filippo Facci ha provveduto a descrivere il resto: come sempre, puntando al centro della palude e dei relativi miasmi.
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    Il giorno degli sciacalli
    È l’anniversario della strage di via Amelio: quella che nel 1992 uccise Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina, Claudio Traina ed Emanuela Loi; quest’ultima fu la prima donna a far parte di una scorta. Il citato anniversario e l’Unità, come al solito, usa morti per colpire i vivi. L’addetto stampa di Giancarlo Caselli (uno che almeno oggi non vogliamo nominare) ha scritto un articolo ignobile per sostenere, in pratica, questo: vergogna, a Marsala hanno fatto procuratore capo Alberto Di Pisa, uno a cui non piaceva Falcone e che peraltro fu accusato d’essere il «corvo» che scriveva lettere anonime per danneggiarlo; vergogna, hanno fatto procuratore capo lui anziché Alfredo Morvillo, uno che oltretutto ha il merito di essere amico di Caselli e del suo addetto stampa. Ora: primo, la nomina l’ha fatta il Csm; secondo, Di Pisa circa l’accusa di essere il famoso «corvo» è stato assolto punto e basta: innocente (capite questa parola?) che vuol dire innocente; terzo, è veramente paradossale che si elenchino vecchie opinioni di Alberto Di Pisa contro Falcone (un’audizione al Csm del 1989) proprio su un giornale, l’Unità, che contro Falcone condusse la campagna più infamante, violenta, meschina e vigliacca che l’eroico magistrato abbia mai subito: campagna che l’accompagnò sino al giorno della morte. Un consiglio: zitti. Ma zitti. (Il Giornale, oggi)
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    Non occorrono altri commenti.

  90. Michele
    19/07 2008

    ONORE A PAOLO BORSELLINO

    Borsellino nasce a Palermo il 19/1/1940. La famiglia vive e vivrà in un quartiere borghese di Palermo: la Magione. Borsellino è molto attaccato a questo quartiere dove ha trascorso tutta la giovinezza. Ambedue i genitori erano farmacisti.

    Al momento dello sbarco degli alleati in Sicilia la madre di Borsellino vieta ai figli di accettare qualsiasi dono dai soldati americani. “La Patria è sconfitta, i sacrifici sono stati inutili, non c’è da essere felici…” è una delle frasi della madre di Borsellino in quel momento. Queste vicende e i racconti di “Zio Ciccio”, reduce della Campagna d’Africa, gli suscitano curiosità sulle vicende del periodo fascista, di cui la sua famiglia è stata protagonista.

    Anche il rapporto con i figli è molto forte. Cerca di proteggerli dalla realtà che è intorno a lui e, nello stesso tempo, di trasmettergli il proprio modo di essere e di agire.

    Un episodio per comprendere la fatica e la difficoltà di questo rapporto lo si può trovare nel momento in cui, in piena attività antimafia, Borsellino viene trasferito con Falcone sull’isola dell’Asinara per motivi di sicurezza. Fiammetta, figlia di Borsellino, sta male, viene allontanata dall’isola è malata di anoressia. La veglia la notte e cerca di aiutarla in tutti i modi. Per tutta la sua esistenza quel senso di protezione, quel senso di colpa per aver provocato problemi così grandi alla sua famiglia e, soprattutto, la volontà di stare vicino a sua figlia non lo abbandoneranno mai.

    L’Università

    Dopo avere frequentato il Liceo classico “Meli” si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Palermo. All’Università, nel 1959 Borsellino si iscrive all’organizzazione FUAN Fanalino. Membro dell’esecutivo provinciale, delegato al congresso provinciale, viene eletto come rappresentante studentesco nella lista del Fuan Fanalino. In questi anni l’attività politica lo prende molto e riesce a conciliare politica e studio senza grossi problemi.

    Il 27 giugno 1962, all’età di appena 22 anni, Borsellino si laurea con 110 e lode e, pochi giorni dopo, subisce la perdita del padre. Ora è affidato a lui il compito di provvedere alla famiglia. Si impegna con l’ordine dei farmacisti a tenere la farmacia del padre fino al conseguimento della laurea in farmacia di sua sorella. Tra piccoli lavoretti e le ripetizioni Borsellino studia per superare il concorso in magistratura. Ci riesce nel 1963.

    Fare il magistrato a Palermo ha un senso profondo, non è una professione qualunque. L’amore per la sua terra, per la giustizia gli danno quella spinta interiore che lo porta a diventare magistrato senza trascurare i doveri verso la sua famiglia.

    Il Magistrato

    Nel 1965 Borsellino viene mandato al tribunale civile di Enna come uditore giudiziario.

    Nel 1967 ha il primo incarico direttivo, Pretore a Mazara del Vallo nel periodo del dopo terremoto.

    Il 23 dicembre del 1968 Borsellino si sposa, continua a lavorare a Mazara facendo avanti e indietro da Palermo, anche più volte al giorno.

    Nel 1969 viene trasferito alla pretura di Monreale dove lavora fianco a fianco con il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile.

    Nel 1975 Borsellino viene trasferito al tribunale di Palermo e a luglio entra all’Ufficio istruzione processi penali sotto la guida di Rocco Chinnici. Con il Capitano Basile lavora alla prima indagine sulla mafia e da questo momento comincia il suo impegno senza sosta per sconfiggere l’organizzazione mafiosa.

    Nel 1980 arriva l’arresto dei primi sei mafiosi. Nello stesso anno il capitano viene ucciso in un agguato. Per la famiglia Borsellino arriva la prima scorta con le difficoltà che ne conseguono. Da questo momento il clima in casa Borsellino cambia e il giudice stesso deve relazionarsi con “quei ragazzi” che gli sono sempre a fianco e che cambieranno per sempre le abitudini sue e della sua famiglia.

    Il suo modo di fare, la sua decisione influenzano il “sentire” dei suoi familiari. Dalle parole della moglie, ancora, si può comprendere il rispetto e la sofferenza che si alternano nei loro cuori: “…Il suo modo di esercitare la funzione di giudice lo condivido perché anch’io credo nei valori che lo ispirano….Non penso mai, per egoismo, per desiderio di una vita facile di ostacolarlo….Non è stato un sacrificio immolare la sua vita al mestiere di giudice: ama tantissimo cercare la verità, qualunque essa sia.”

    La scorta costringe il giudice e la sua famiglia a convivere con un nuovo sentimento: la paura. E’ così che Borsellino ne parla e la affronta: “La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti.”

    Il Pool Antimafia

    Il Pool comprende quattro magistrati. Falcone, Borsellino e Barrile lavorano uno a fianco all’altro, sotto la guida di Rocco Chinnici. Si intravede e, lentamente, si instaura un legame comunitario tra i giudici che appartengono al pool.

    E’ nei giovani la forza su cui contare per cambiare la mentalità della gente e i magistrati lo sanno. Vogliono scuotere le coscienze e sentire intorno a sé la stima della gente. Sia Falcone sia Borsellino hanno sempre cercato la gente. Borsellino comincia a promuovere e a partecipare ai dibattiti nelle scuole, parla ai giovani nelle feste giovanili di piazza, alle tavole rotonde per spiegare e per sconfiggere una volta per sempre la cultura mafiosa.

    Fino alla fine della sua vita Borsellino, nel tempo che gli rimane dopo il lavoro, cercherà di

    incontrare i giovani, di comunicargli questi nuovi sentimenti e di renderli protagonisti della lotta alla mafia.

    Parallelamente continua il lavoro nel pool. Questa squadra funziona bene, ma si comprende che per sconfiggere la mafia il pool, da solo, non è sufficiente. Si chiede la promozione di pool di giudici inquirenti, coordinati tra loro ed in continuo contatto, il potenziamento della polizia giudiziaria, l’istituzione di nuove regole per la scelta dei giudici popolari e di controlli bancari per rintracciare i capitali mafiosi. I magistrati del pool pretendono l’intervento dello stato perché si rendono conto che il loro lavoro, da solo, non basta.

    Borsellino lavora senza sosta, firma provvedimenti, indaga, ascolta con dedizione e responsabilità. Per questo Chinnici scrive una lettera al presidente del tribunale di Palermo per sollecitare un encomio nei confronti suoi e di Giovanni Falcone, importante per eventuali incarichi direttivi futuri. A proposito di Borsellino così scrive Chinnici: ” Magistrato degno di ammirazione, dotato di raro intuito, di eccezionale coraggio, di non comune senso di responsabilità, oggetto di gravi minacce, ha condotto a termine l’istruzione di procedimenti a carico di pericolose associazioni a delinquere di stampo mafioso”. L’encomio richiesto, non è mai arrivato.

    Poi il dramma. Il 4 agosto 1983 viene ucciso il giudice Rocco Chinnici con un’autobomba. Borsellino è distrutto dopo Basile anche Chinnici viene strappato alla vita e il vuoto si fa sentire molto. Ancora la moglie di Borsellino racconta il legame di Borsellino con Chinnici: “Con Rocco, mio marito ha un rapporto di amicizia e di fiducia intensa e reciproca. Una collaborazione durata tanti anni, fondata sulla massima intesa…per Paolo la sua uccisione è un altro dolore atroce…”.

    Il “capo” del pool, il punto di riferimento, viene a mancare e si ha l’impressione che la mafia, questa entità che tutto vede e tutto osserva, abbia ben compreso lo spirito ed il nuovo modo di lavorare dei giudici siciliani. Borsellino con molta preoccupazione commenta: “La mafia ha capito tutto: è Chinnici la testa che dirige il Pool”.

    A sostituire Chinnici arriva a Palermo il giudice Caponnetto e il pool, sempre più affiatato continua nell’incessante lavoro raggiungendo i primi risultati: “Sentiamo la gente fare il tifo per noi”. Il Pool non vuole sentirsi solo, cerca lo Stato e i cittadini, vuole una mobilitazione generale contro la mafia.

    Nel 1984 viene arrestato Vito Ciancimino e si pente Buscetta, Borsellino sottolinea in ogni momento il ruolo fondamentale dei pentiti nelle indagini e nella preparazione dei processi.

    Comincia la preparazione del Maxiprocesso e viene ucciso il commissario Beppe Montana . Ancora sangue, per fermare le persone più importanti nelle indagini sulla mafia e l’elenco dei morti è destinato ad aumentare. Il clima è terribile Falcone e Borsellino vengono immediatamente trasferiti all’Asinara per concludere le memorie, predisporre gli atti senza correre ulteriori rischi.

    All’inizio del maxiprocesso l’opinione pubblica inizia a criticare i magistrati, le scorte e il ruolo che si sono costruiti.

    Paolo Borsellino chiede il trasferimento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala per ricoprire l’incarico di Procuratore Capo. Il Consiglio Superiore della Magistratura, con una decisione storica e non priva di strascichi polemici – si veda l’articolo di Leonardo Sciascia sui “Professionisti dell’ antimafia” – accoglie la relativa istanza sulla base dei soli meriti professionali e dell’esperienza acquisita da Paolo Borsellino negando per la prima volta validità assoluta al criterio dell’anzianità. Sicché il 19.12.1986 Paolo Borsellino prende servizio a Marsala dove per cinque anni guiderà una delle Procure più impegnate sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Al centro (Palermo) Falcone e a Marsala Borsellino in modo da scoprire tutti i collegamenti esistenti tra la mafia di Palermo e quella della provincia. Nel corso di questo quinquennio, denso di scottanti inchieste giudiziarie e numerose soddisfazioni personali, Paolo Borsellino è dapprima nominato Segretario provinciale della corrente di Magistratura Indipendente, e, successivamente, Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Magistrati. Vive in un appartamento nella caserma dei carabinieri per risparmiare gli uomini della scorta. In suo aiuto arriva Diego Cavaliero, magistrato di prima nomina, lavorano tanto e con passione. Sempre fianco a fianco, Borsellino è un esempio per il giovane, non si risparmia mai. Teme che la conclusione del maxiprocesso attenui l’attenzione sulla lotta alla mafia, che il clima scemi e si torni alla normalità. Per questo Borsellino cerca la presenza dello Stato, incita la società civile a continuare le mobilitazioni per tenere desta l’attenzione sulla mafia e frenare chi pensa di poter piano piano ritornare alla normalità.

    Invece, il clima comincia a cambiare. Il fronte unico che aveva portato a grandi vittorie della magistratura siciliana e che aveva visto l’opinione pubblica avvicinarsi agli uomini in prima linea e stringersi intorno a loro, comincia a cedere.

    Nel 1987 Caponnetto è costretto a lasciare la guida del Pool a causa di motivi di salute. Tutti a Palermo aspettavano la nomina di Falcone al suo posto, anche Borsellino è ottimista. Presto, però, si rende conto che il CSM (Consiglio superiore della magistratura) non è dello stesso parere e si diffonde il terrore di veder distruggere il Pool. Borsellino scende in campo e comincia una vera e propria guerra, parla ovunque e racconta cosa stia accadendo alla procura di Palermo; sui giornali, in televisione nei convegni, continua a lanciare l’allarme. A causa delle sue dichiarazioni Borsellino rischia il provvedimento disciplinare. Solo Cossiga, Presidente della Repubblica, interviene in suo appoggio chiedendo di indagare sulle dichiarazioni del magistrato per accertare cosa stesse accadendo nel palazzo di giustizia di Palermo.

    Il 31 luglio il CSM convoca Borsellino che rinnova le accuse e le sue perplessità.

    Il 14 settembre si pronuncia il CSM Falcone perde e Antonino Meli, per anzianità, prende il posto che doveva essere suo. Paolo Borsellino viene riabilitato, torna a Marsala e riprende a capofitto a lavorare. Nuovi magistrati arrivano a dargli una mano, giovani e, a volte di prima nomina. Il suo modo di fare, il suo carisma ed i suo impegno in prima linea li contagiano; lo affiancano con lo stesso fervore e con lo stesso coraggio nelle indagini su fatti di mafia. Cominciano a parlare i pentiti e le indagini su connessioni tra mafia e politica a prendere forma. Borsellino è convinto che per sconfiggere la mafia i pentiti abbiano un ruolo fondamentale. Anche i giudici, però, dovranno essere attenti, controllare e ricontrollare ogni dichiarazione, ricercare i riscontri ed intervenire solo quando ogni fatto possa essere provato. E’ un’opera lunga ma i risultati non tarderanno ad arrivare.

    Da questo momento gli attacchi a Borsellino diventano forti ed incessanti. Le indiscrezioni su Falcone e Borsellino sono ormai quotidiane; si parla di candidature alla Camera o alla carica di Sindaco. I due magistrati smentiscono ogni cosa. Comincia, intanto, il dibattito sull’istituzione della Superprocura e su chi porre a capo del nuovo organismo. Falcone, intanto, va a Roma come direttore degli affari penali e preme per l’istituzione della Superprocura. A Palermo era stato isolato, i magistrati del vecchio Pool vengono ormai assediati all’interno e all’esterno del Palazzo di giustizia. Per questo si sente la necessità di coinvolgere le più alte cariche dello stato nella lotta alla mafia. La magistratura da sola non può farcela, con Falcone a Roma si sente di avere un appoggio in più, Borsellino decide di tornare a Palermo, lo seguono il sostituto Ingroia e il maresciallo Canale. E’ in prima fila e tenta di ricostruire quel clima che, ai tempi del Pool, aveva permesso di raggiungere grossi risultati. Così, maturati i requisiti per essere dichiarato idoneo alle funzioni direttive superiori – sia requirenti che giudicanti – Paolo Borsellino, pur rimanendo applicato alla Procura della Repubblica di Marsala chiede e ottiene di essere trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo con funzioni di Procuratore Aggiunto. Grazie alle sue indiscusse capacità investigative, una volta insediatesi presso la Procura di Palermo in data 11.12.1991 è delegato al coordinamento dell’attività dei Sostituti facenti parte della Direzione Distrettuale Antimafia.

    I Magistrati, con l’arrivo di Borsellino trovano nuova fiducia. A Borsellino vengono tolte le indagini sulla mafia di Palermo dal procuratore Giammanco, e gli vengono assegnate quelle di Agrigento e Trapani. Ricomincia a lavorare con l’impegno e la dedizione di sempre. Nuovi pentiti, nuove rivelazioni confermano il legame tra la mafia e la politica, riprendono gli attacchi al magistrato e lo sconforto ogni tanto si manifesta. In una dichiarazione si può riassumere lo stato d’animo di Borsellino in quel momento: “Un pentito è credibile solo se si trovano i riscontri alle sue dichiarazioni. Se non ci sono gli elementi di prova, la sua confessione non vale nulla. E’ la legge che lo dice…e io sono un giudice che questa legge deve applicarla. I rapporti tra mafia e politica? Sono convinto che ci siano. E ne sono convinto non per gli esempi processuali, che sono pochissimi, ma per un assunto logico: è l’essenza stessa della mafia che costringe l’organizzazione a cercare il contatto con il mondo politico. …è maturata nello stato e nei politici la volontà di recidere questi legami con la mafia? A questa volontà del mondo politico non ho mai creduto”. Con questa consapevolezza il giudice, invece di scoraggiarsi, si immerge nel lavoro con ancora più convinzione, come se la sconfitta della mafia dipendesse solo dal suo operato e quello dei magistrati che lo circondano.

    Intanto a Roma viene finalmente istituita la superprocura e vengono aperte le candidature; Falcone è il numero uno ma, anche questa volta, sa che non sarà facile. Borsellino lo sostiene a spada tratta sebbene non fosse d’accordo sulla sua partenza da Palermo. Il suo impegno aumenta quando viene resa nota la candidatura di Cordova. Borsellino esce allo scoperto, parla, dichiara, si muove: è di nuovo in prima linea. I due magistrati lottano uno a fianco all’altro, temono che la superprocura possa divenire un arma pericolosa se in possesso di magistrati che non conoscono la mafia siciliana.

    Nel Maggio 1992 finalmente Falcone raggiunge i numeri necessari per vincere l’elezione a superprocuratore. Borsellino e Falcone esultano, ma il giorno dopo Falcone viene ucciso insieme alla moglie, a Capaci; la mafia sa che in quel posto il giudice Falcone era troppo pericoloso.

    Borsellino soffre molto, il legame che ha con Falcone è speciale e lui è morto tra le sue braccia. Tutti i momenti trascorsi insieme, da quelli più belli a quelli più brutti, gli tornano alla mente.

    Dalle prime indagini nel pool, alle serate insieme, alle battute per sdrammatizzare, ai momenti di lotta più dura quando insieme sembravano “intoccabili”, al periodo forzato all’Asinara fino al distacco per Roma. Una vita speciale, quella dei due amici-magistrati, densa di passione e di amore per la propria terra. Due caratteri diversi, complementari tra loro, uno un po’ più razionale l’altro più passionale, entrambi con un carisma, una forza d’animo ed uno spirito di abnegazione esemplari.

    Gli viene offerto di prendere il posto di Falcone nella candidatura alla superprocura, ma Borsellino rifiuta, sebbene sia consapevole che quella sia l’unica maniera che ha per condurre in prima persona le indagini sulla strage di Capaci. Così risponde al Ministro: “…La scomparsa di Falcone mi ha reso destinatario di un dolore che mi impedisce di rendermi beneficiario di effetti comunque riconducibili a tale luttuoso evento….”. Resta a Palermo, nella procura dei veleni per continuare la lotta alla mafia, diventando sempre più consapevole che qualcosa si è rotto, che il suo momento è vicino.

    Ad un mese dalla morte dell’Amico Falcone, tra le fiaccole e con molta emozione parla di lui, cerca di raccontarlo: “Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione….per amore. La sua vita è stata un atto d’amore verso questa città, verso questa terra che lo ha generato. Perché se l’amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, amare Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria a cui essa appartiene. ..Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo, continuando la loro opera…dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo”.

    Vuole collaborare alle indagini sull’attentato di Capaci di competenza della procura di Caltanissetta. Le indagini proseguono, i pentiti aumentano e il giudice cerca di sentirne il più possibile. Arriva la volta dei pentiti Messina e Mutolo, ormai Cosa Nostra comincia ad avere sembianze conosciute. Spesso i pentiti hanno chiesto di palare con Falcone o con Borsellino perché sapevano di potersi fidare, perché ne conoscevano le qualità morali e l’intuito investigativo. Continua a lottare per poter avere la delega per ascoltare il pentito Mutolo. Insiste e alla fine il 19 luglio 1992 alle 7 di mattina Giammanco gli comunica telefonicamente che finalmente avrà quella delega e potrà ascoltare Mutolo.

    Lo stesso giorno Borsellino va nella casa del mare, a Villagrazia, con la scorta. Si distende, va in barca con uno dei pochi amici rimasti. Dopo pranzo torna a Palermo per accompagnare la mamma dal medico e con l’esplosione dell’autobomba sotto la casa, in via D’Amelio, muore con tutta la scorta. E’ il 19 luglio del 1992.

    La morte

    Borsellino ha un forte rapporto con la morte; è presente in ogni parte della sua vita.

    Teme per gli altri, per la sua famiglia, per I ragazzi della scorta. E’ molto protettivo con i suoi collaboratori e con la sua famiglia. Parla spesso della morte un po’ per scherzarci sopra un po’ per ricordarsi sempre che non è poi così lontana. “Se muoio adesso, il mio compito l’ho svolto”.

    Ha visto morire molte persone, uomini di valore morale ed intellettuale e sa benissimo di non essere esente da una fine simile. Eppure a volte scherza con la morte, se ne prende gioco, ci ride sopra con un unico cruccio: quello di aver preparato i propri figli ad affrontare la vita.

    “Non sono né un eroe né un kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell’aldilà. Ma l’importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento…Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno”.

  91. Talita
    19/07 2008

    Michele, grazie di cuore per il tuo articolo, che sintetizza mirabilmente la vita di Paolo Borsellino: un uomo che mi ispira ancora e mi ispirerà sempre profonde emozioni e molta gratitudine.
    Voglio solo sperare che Borsellino e Falcone, nella loro assoluta unicità, abbiano ispirato e continuino a ispirare anche molti magistrati: che magari non li citino a ogni pie’ sospinto, ma li imitino in silenzio.
    Sono grata anche al nostro Ministro della Giustizia, che proprio oggi ha voluto celebrare Borsellino con poche parole, ma con FATTI significativi:
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    ALFANO IN VIA D’AMELIO, DA OGGI INASPRITO 41 BIS
    Palermo – “Proprio oggi, nel giorno della commemorazione della morte di Paolo Borsellino ho fatto diramare dai miei uffici una circolare restrittiva sul 41 bis, una stretta nell’applicazione del carcere duro che impedirà ancora di più le comunicazioni tra i boss in carcere”. Lo ha detto, giunto in via D’Amelio per le cerimonie di commemorazione della strage del ’92, il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
    Alfano: giorno di dolore ma anche di speranza
    “E’ un giorno di dolore, ma anche di speranza”. Lo ha detto, arrivando sul luogo della strage di via D’Amelio, a Palermo, di cui oggi ricorre il 16/mo anniversario, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. “Cinquantasette giorni fa, quando abbiamo ricordato Falcone – ha aggiunto – il governo aveva approvato misure importanti sulla sicurezza e sul contrasto alla criminalità organizzata. Oggi quelle misure sono diventate legge dello Stato e sono state rafforzate. E questo è il segnale che lo Stato reagisce”.
    Vedova a politici: non lo dimenticate
    “Non dimenticate mio marito”. E’ l’appello rivolto da Agnese Borsellino, vedova del magistrato assassinato 16 anni fa dalla mafia, al presidente del Senato Renato Schifani e ai ministri della Giustizia Angelino Alfano e della Difesa Ignazio La Russa. Agnese Borsellino ha incontrato i politici in via D’Amelio, sul luogo della strage. Alla vedova ha risposto Alfano. “Noi non dimenticheremo suo marito – ha detto – ma nemmeno chi ha fatto del male a lui alla Sicilia e a tutti noi”. “Non lo dimenticheremo” ha assicurato anche Schifani. (ANSA, oggi)
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    Voglio solo aggiungere la mia voce: signora Agnese Borsellino, io non dimenticherò suo marito. Mai!

  92. Michele
    20/07 2008

    Carissima,
    un piccolo gesto di attenzione per colui il quale ha contribuito a rendere la nostra Terra migliore.
    Buona domenica

  93. M.Sparpagliato
    21/07 2008

    Mille dubbi mi assalgono.La mia testa è confusa.Il mondo mi appare capovolto.