Pubblicato in Archivio
9/01 2008

Vi invito tutti

“FORZA ITALIA VERSO UN NUOVO MOVIMENTO: GENESI,CULTURA E SVILUPPO DI UN GRANDE PARTITO DEL POPOLO”

 

 

 

Marcello Dell’Utri Presidente Nazionale del Circolo del Buon Governo

Gianfranco Micciche’ Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana 

Francesco Cascio Presidente Gruppo Parlamentare Forza Italia all’A.R.S. 

Michele Pivetti Presidente del Circolo del Buon Governo di Palermo 

Sabato 19 Gennaio 2008 alle ore 16,30 

Presso la  

                                    “Sala dei Grifoni – Grand Hotel Centrale” via Vittorio Emanuele, 327 – Palermo  

 

Web: http://palermo.ilcircoloblog.it – Email:  ilcircolodelbuongoverno@fastwebnet.it

 

COMMENTI

  1. 11/01 2008

    Che fortuna! Quel giorno sarò libero da impegni di lavoro… mi sa che ci sarò…

  2. 11/01 2008

    Bravo Walter!!
    Potresti linkare la notizia su urban blog??
    Inoltre ti esorto ad invitare tutti i tuoi amici porta più persone che puoi.I tuoi amici saranno i benvenuti

  3. Jana
    11/01 2008

    Io invece non potrò esserci, e quelle due orette di distanza tra Marsala e Palermo non mi avvantaggiano affatto…ma anch’io posso inserire la news su http://www.marsala.it? Conosci, Michele? E’ un sito (visitatissimo, giuro) che curo assieme ad un collega con il quale lavoro per un’informazione che sia sempre più incisiva e capillare, in radio: RMC101. Buon convegno comunque!

  4. 12/01 2008

    Cara Jana ,
    te ne sarei grato.
    Spero comunque che riuscirai ad essere dei nostri.Grazie

  5. 14/01 2008

    Caro Michele, perché non scrivi di tuo pugno un post sull’evento politico per i lettori dell’urban blog… sarebbe così più diretto ed interessante, non credi? Aspetto tue nuove… buona giornata!

  6. 14/01 2008

    Walter hai una mail.

  7. Jana
    14/01 2008

    Ho appena inserito la news sull’appuntamento di sabato nel sito…Da domani mattina (15 gennaio) alle 10 sarà in rete (www.marsala.it). Do anch’io il mio piccolo contributo per informare i seguaci, gli appassionati e i curiosi…

  8. 15/01 2008

    davero mille grazie!!

  9. Ladro
    18/01 2008

    o

  10. Ladro
    18/01 2008

    bene bene bene, si censura il filmato di Totò Riina durante l’udienza in tribunale…

    paura eh?? scomodo eh??
    se gli italiani potessero vedere e sentire…
    ma invece, gli italiani non devono vedere, sentire ne parlare, giusto’? a meno che non ci sia il vs. permesso…

  11. Ladro
    18/01 2008

    ah, ho capito, censurate youtube è basta.

    Scrivetelo nel blog, no?

  12. 18/01 2008

    Al signor IP: 83.187.22…. che si chiama in cento modi diversi ma è sempre lo stesso diciamo che è stato semi bannato. Tu non puoi postare più link. Se continui sarai bannato definitivamente.

    L’Amministrazione

  13. Lupin XVIII
    18/01 2008

    Cavoli, scottava questo filmato!!!

    ohi ohi ohi!!!

    Toto Riina che parla di magistratura comunista è roba che scotta!!!

    Tallone d’Achille?

  14. Lupin XVIII
    18/01 2008

    i 10 comandamenti:

    1° Comandamento: non vedere.
    2° Comandamento: non sentire.
    3° Comandamento: non parlare.
    4° Comandamento: noi siamo la verità. Non avrai altre verità all’infuori della nostra.
    5° Comandamento: i giudici che inquisiscono i politici sono comunisti.
    6° Comandamento: non dare vere testimonianze.
    7° Comandamento: non pensare che io sia mafioso fino al 3° grado di giudizio. In caso affermativo rifatti al 5° Comandamento.
    8° Comandamento: non disperdere il voto. Te lo compro io.
    9° Comandamento: non desiderare il giornalista di altri. Compralo.
    10° Comandamento: onora chi ti da da mangiare.

  15. 19/01 2008

    http://waltergianno.splinder.com/post/15577002/Alle+16%3A30+live-blogging

    Sto per aggregare il post dappertutto…

    ciao!

  16. Lupin XVIIII
    19/01 2008

    è invitato anche VASA VASA?

  17. 19/01 2008

    Lupin XVIIII, innanziutto penso che saprai che si scriva XIX…

    Comunque, invece di fare ‘ste domande, ti consiglio di essere più propositivo nella palesazione dei tuoi messaggi politici… e magari partecipa al live-blogging…

  18. Lupin XVIIII
    19/01 2008

    con chi è alleata Forza Italia nella regione Sicilia?

    Vasa Vasa?

  19. AVV.SALVATORE..DI FAVARA
    19/01 2008

    CI SIAMO FINALMENTE ERANO QUASI 20 MESI CHE ASPETTAVAMO MANCA SOLO L ULTIMO ATTO DI QUESTA PARTITA LA CADUTA DEL GOVERNO PRODI NE SONO OLTRE CHE CERTO CHE NON SUPERERA’MAI QUESTA SETTIMANA CHE SI PREPARA CALDISSIMA AL SENATO MERCOLEDI 23 POTREBBE DECRETARSI LA MORTE CON LA SFIDUCIA DI PECORARO SCANIO E POI CREDO CHE SI TORNI ALLE URNE A MAGGIO 2008 CON L ATTUALE LEGGE ….SARA’ CREDO GIA’ DA ADESSO IPOTECATA LA VITTORIA DELLA CASA DELLA LIBERTA’..DOPO LO SFASCIO DI QUESTO GOVERNO E SI E’ MESSO CONTRO OGNI CATEGORIA ESISTENTE …

  20. Lupin XVIIII
    19/01 2008

    La legge sono loro

    Ieri il Tribunale di Palermo ha condannato il Presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro, detto “Totò”, a cinque anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio, nell’ambito del processo per le “talpe” nella Procura di Palermo.

    In sostanza, Cuffaro, rivelando segreti della Procura di Palermo (e la cosa fa riflettere, con riferimento all’abitudine di tanti ad addebitare sistematicamente le “fughe di notizie” alla magistratura), avrebbe favorito un indagato, informandolo che erano state attivate intercettazioni nei suoi confronti.

    Per avere un quadro seppure approssimativo dell’intera vicenda e delle persone coinvolte e condannate a pene fino a 14 anni di reclusione, si può leggerne una sintesi a questo link.

    Il Tribunale ha escluso la circostanza aggravante del favoreggiamento alla mafia e bisognerà aspettare il deposito della motivazione della sentenza per sapere se questa esclusione si fondi sul fatto che favorire una persona coinvolta in una associazione mafiosa non equivalga a favorire l’associazione o se si fondi sulla mancanza di prova del fatto che il Cuffaro sapesse che la persona che stava favorendo era inserita in un’associazione mafiosa.

    L’ennesimo paradosso di questa vicenda giudiziaria è che il titolare di una carica politica di altissimo rilievo (Presidente di una Regione) viene condannato alla significativa pena di cinque anni di reclusione, ma:

    1. si dichiara contento (a questo link si può leggere il Comunicato stampa ufficiale della Regione Siciliana);

    2. non si dimette;

    3. grazie alle leggi proposte dagli ultimi due governi e non solo, anche se la sentenza divenisse definitiva, non sconterà un solo giorno di carcere, perché l’indulto ridurrebbe la pena da cinque a due anni di reclusione, consentendo la fruizione di una serie di benefici che impediscono la carcerazione, ma, soprattutto, perché le norme attuali sulla prescrizione faranno sì che il reato si prescriverà certamente prima della conclusione del processi di appello annunciato dal Cuffaro, sicché l’intera sentenza finirà nel nulla.

    In relazione alle posizioni assunte in questi giorni dal senatore Cossiga, può essere interessante sapere che nello stesso sito ufficiale della Presidenza della Regione Siciliana appena citato si riferisce che il sen. Cossiga, Presidente emerito della Repubblica, ha telefonato al Cuffaro, rallegrandosi con lui (ma cosa ci sarà da rallegrarsi in una condanna a cinque anni di carcere!?) e confermandogli che lui rimane “il primo dei cossighiani”.

  21. Jana
    19/01 2008

    Ti ho appena intravisto al TG1, tra una dichiarazione e l’altra di Dell’Utri e Miccichè a proposito della sentenza di ieri su Salvatore Cuffaro. E so che è andata molto bene, che c’erano tante persone alla vostra manifestazione, complimenti.

  22. AVV.SALVATORE..DI FAVARA
    20/01 2008

    perdonami collega ho l influenza non sono stato presente al convegno ritengo e credo che sia stato molto interessante confido molto di essere presente al prossimo sicuramente con la gioia nel cuore di non avere piu’ questo governo in sella ..preparandoci alla imminente camapagna elettorale per le politiche che saranno stravinte sicuramente dalla casa delle liberta’finalemente ..buon sabato a tutti e buona domenica

  23. santino
    20/01 2008

    Caro Presidente,
    sono stato presente al Suo convegno di cui ho appreso notizia dal blog del Presidente Micciche’.Mi consenta,nel farLe le mie felicitazioni per il successo di pubblico,di esprimere il sentimento che ho provato nei confronti del Sen Dell’Utri.
    Non lo avevo mai visto di presenza,ne ascoltato su tematiche riguardanti la politica.Persona gentilissima,oltre a darmi la mano dopo avermi dato un cordiale “buonasera”,mi ha invitato ad accomodarmi in sala.Critico sereno sulla scelta del Presidente Berlusconi del nuovo partito.Ha saputo dare immagine di sagezza e di speranza.Riconosco che è stato un vero piacere ascoltarlo e conoscerlo.Grazie di questo spazio,cordiali saluti.

  24. Franco Bartozzi
    20/01 2008

    Contrariamente a quanto annunciato, con tanto di comunicato ufficiale, dal programma Terra di Canale5, nella puntata di questa sera dedicata a Bettino Craxi, la mia intervista sulle condanne e i soldi rubati dall’ex leader socialista non andrà in onda: richiestami espressamente dalla redazione, girata e registrata venerdì pomeriggio sul ponte di Castel Sant’Angelo dalla brava collega Anna Migotto, è stata bloccata stamane dal democraticissimo direttore del Tg5 Clemente J.Mimun, che non l’aveva nemmeno vista. Un veto ad personam, insomma, come mi ha raccontato al telefono Tony Capuozzo. Lo ringrazio comunque per aver pensato a me, ma per il futuro lo esorto a tener sempre presente per chi lavora. Così, onde evitare di perdere tempo con me e di far perdere tempo a me: tutti dovrebbero sapere che esistono degli appestati che è meglio non avvicinare, nè tantomeno intervistare, per non prendere il contagio. E io sono fra questi. Non ho mai fatto ammazzare commissari di polizia, non ho mai rubato, non ho mai avuto amici mafiosi, non ho parenti agli arresti domiciliari: insomma, sono incensurato, dunque è naturale che in casa Mediaset io debba essere censurato.

  25. Franco Bartozzi
    20/01 2008

    Ora il procuratore Grasso fa come la volpe con l’uva: siccome non è riuscito ad afferrarla, dice che era acerba. Sul Corriere, afferma che la prova necessaria per condannare Cuffaro per favoreggiamento mafioso era “una prova diabolica, complicata da trovare”. Bella scoperta: Paci, Di Matteo, Scarpinato, Lo Forte, Ingroia e altri colleghi da lui emarginati gliel’avevano detto per anni. Grasso ribatte che, col concorso esterno, sarebbe andata anche peggio. Ma manca la controprova. Anzi, ci sono fior di sentenze dei giudici di Palermo che condannano personaggi ben più potenti di Cuffaro (da Andreotti a Contrada, da Mannino a Dell’Utri) per concorso esterno. Non per favoreggiamento mafioso. La verità è che la contestazione del favoreggiamento mafioso, ora derubricato a favoreggiamento non mafioso, ha di fatto salvato Cuffaro da un processo che poteva segnare la fine della sua carriera politica. Senza l’aggravante mafiosa, il governatore beneficia dell’indulto e i 5 anni di pena diventano 2. Niente carcere, dunque, in caso di condanna definitiva. C’è l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, ma non scatterà mai perché il reato cadrà in prescrizione – grazie alla legge ex Cirielli – tra un paio d’anni, probabilmente prima che si chiuda il processo d’appello. Così, paradossalmente, Totò pur condannato ha vinto la sua partita, mentre la vecchia Procura l’ha rovinosamente persa. Perché non ha voluto giocarla.

  26. Franco Bartozzi
    20/01 2008

    La standing ovation della cosca politica che ha salutato la condanna del governatore siciliano Totò Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento di alcuni mafiosi e la sua decisione di restare al suo posto sono perfettamente coerenti con la “ola” parlamentare che, mercoledì mattina, ha accompagnato l’attacco selvaggio del cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella alla magistratura che aveva appena arrestato sua moglie e altri 22 suoi compari di partito. Così come con il tifo da stadio che ha osannato la sua signora interrogata ieri in Tribunale. Ma anche con il silenzio tombale che, nella politica e nella magistratura, è seguito alla vergognosa, ributtante decisione all’unanimità della sezione disciplinare del Csm: Luigi De Magistris condannato alla gravissima sanzione della censura e alla pena accessoria del trasferimento lontano da Catanzaro, con l’impossibilità di esercitare ancora le funzioni di pm. Insomma: Cuffaro resta, Mastella è atteso dal governo come il figliol prodigo dal padre buono che prepara il vitello grasso, la first lady ceppalonica dirige il consiglio regionale dagli arresti domiciliari, mentre l’unico che se ne deve andare è De Magistris.

    In attesa delle motivazioni della sentenza del Csm, va notato che il procuratore generale che ha sostenuto l’accusa contro De Magistris è Vito D’Ambrosio, ex presidente Ds della Regione Marche, mentre il presidente della sezione disciplinare è l’ex democristiano ed ex margherito Nicola Mancino. Due politici del centrosinistra che giudicano un magistrato che indagava su politici del centrosinistra. E meno male che il Csm è l’organo di “autogoverno” (poi ci sono i membri togati, cioè i magistrati, che han votato unanimi a braccetto con i politici per cacciare il loro giovane collega: speriamo che un giorno si vergognino di quello che hanno fatto).

    Anche per Totò Vasa Vasa bisogna attendere le motivazioni della sentenza per sapere come mai il Tribunale non gli abbia applicato l’aggravante della volontà di favorire Cosa Nostra. Ma non si può certo dire che sia stata una sorpresa. C’era chi l’aveva prevista fin dal 2004 e aveva fatto di tutto per scongiurarla: i pm “dissidenti” dalla linea dell’allora procuratore Piero Grasso e del suo fedelissimo aggiunto Giuseppe Pignatone. E cioè Roberto Scarpinato, Antonio Ingroia, Guido Lo Forte e altri, tutti schierati con il pm che aveva avviato le indagini su Cuffaro: Gaetano Paci, il quale nel 2004 fu protagonista di un duro braccio di ferro con i colleghi che indagavano con lui ma che, in ossequio alla linea Grasso, non ne volevano sapere di contestare a Cuffaro il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, peraltro affibbiato a tutti i suoi coimputati, quasi tutti arrestati proprio per quel delitto. Paci ne faceva anzitutto una questione di equità: come si può accusare Cuffaro di essere il capo della banda delle talpe che informavano i mafiosi e poi contestargli soltanto due episodi di favoreggiamento, accusando tutti gli altri (e arrestandone un buon numero) per concorso esterno? La legge è uguale per tutti o i politici sono più uguali degli altri? C’era poi una questione tecnica: avendo dichiarazioni di mafiosi pentiti, ampiamente riscontrate, sul fatto che fin dal 1991 Cuffaro si era messo nelle mani di Cosa Nostra, andando a chiedere al mafioso Angelo Siino i voti per la sua prima elezione all’Assemblea Regionale, era molto più facile dimostrare che il governatore è da oltre 15 anni un fiancheggiatore esterno della mafia. Per il favoreggiamento mafioso, invece, occorre provare che, quando avvertì – tramite i suoi uomini – il boss Giuseppe Guttadauro che aveva la casa piena di microspie, Cuffaro voleva favorire l’intera Cosa Nostra. Una prova difficilissima, anche perché è più logico pensare che Cuffaro intendesse favorire anzitutto se stesso: se Guttadauro avesse continuato a parlare (ascoltato dagli inquirenti), avrebbe messo nei guai alcuni fedelissimi del governatore che frequentavano abitualmente il boss. Paci pagò a carissimo prezzo l’aver tenuto la schiena dritta: il suo capo, cioè Piero Grasso, lo estromise brutalmente dalle indagini che lui stesso aveva avviato. Due anni dopo anche il pm Di Matteo sostenne la necessità di contestare a Cuffaro il concorso esterno, ma anche lui finì in minoranza e dovette lasciare il processo. I pm superstiti, cioè Pignatone, De Lucia e Prestipino, seguitarono caparbiamente a tener duro sulla linea morbida (intanto, per fortuna, il nuovo procuratore Francesco Messineo e l’aggiunto Alfredo Morvillo, cognato di Falcone, aprivano un nuovo fascicolo sul governatore, per concorso esterno). E venerdì sono andati a sbattere contro il Tribunale, che li ha duramente sconfessati (anche se nessuno lo scrive).

    Ora il procuratore Grasso fa come la volpe con l’uva: siccome non è riuscito ad afferrarla, dice che era acerba. Sul Corriere, afferma che la prova necessaria per condannare Cuffaro per favoreggiamento mafioso era “una prova diabolica, complicata da trovare”. Bella scoperta: Paci, Di Matteo, Scarpinato, Lo Forte, Ingroia e altri colleghi da lui emarginati gliel’avevano detto per anni. Grasso ribatte che, col concorso esterno, sarebbe andata anche peggio. Ma manca la controprova. Anzi, ci sono fior di sentenze dei giudici di Palermo che condannano personaggi ben più potenti di Cuffaro (da Andreotti a Contrada, da Mannino a Dell’Utri) per concorso esterno. Non per favoreggiamento mafioso. La verità è che la contestazione del favoreggiamento mafioso, ora derubricato a favoreggiamento non mafioso, ha di fatto salvato Cuffaro da un processo che poteva segnare la fine della sua carriera politica. Senza l’aggravante mafiosa, il governatore beneficia dell’indulto e i 5 anni di pena diventano 2. Niente carcere, dunque, in caso di condanna definitiva. C’è l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, ma non scatterà mai perché il reato cadrà in prescrizione – grazie alla legge ex Cirielli – tra un paio d’anni, probabilmente prima che si chiuda il processo d’appello. Così, paradossalmente, Totò pur condannato ha vinto la sua partita, mentre la vecchia Procura l’ha rovinosamente persa. Perché non ha voluto giocarla.

  27. 21/01 2008

    L’Avvocato è in attesa del materiale foto e audio del convegno. Una volta ottenuto sarà pubblicato un post sul convegno.

  28. picciriddu
    22/09 2009

    Caro michele meno male che il Sen Vizzini non partecipa alle tue riunioni …………poi suggerisci al tuo caro Micchichè di cambiare spacciatore.