Pubblicato in Archivio
10/07 2007

GARIBALDI: FU VERA GLORIA?

twosicilies_arms1.jpgPer meglio apprezzare il proprio presente occorre consolidare il nostro passato.

In questi giorni corre il bicentenario della nascita di Garibaldi.La storia la scrivono sempre i vinti, ma la verità prima o dopo viene fuori.

Quanto scritto è uno spunto per una riflessione.

Le accuse a Norimberga furono quelle di crimini contro la pace, ossia avere condotto una guerra aggressiva; crimini di guerra e crimini contro l’umanità .

Orbene, abbiamo per tutto il risorgimento azioni aggressive compiute e dallo stato Sabaudo nei confronti dell’Austria e da gruppi di mercenari o volontari, ma comunque gruppi contra legem, spesso ospitati proprio nello stato Sabaudo medesimo, che operarono aggressioni, se pur chiamate rivolte carbonare et similia, contro gli stati legittimi e sovrani e, soprattutto, contro stati ove la maggioranza dei sudditi, con poche eccezioni di qualche liberale e borghese o nobile decaduto, era favorevole al sovrano regnante.

Ma ancor più grave è l’invasione Garibaldina dei Mille appoggiata dagli stessi inglesi, clamorosamente fatta riuscire a mezzo di intrallazzi di palazzo e manovre sotterranee, comunque rappresenta l’invasione di un gruppo di fuori legge (nel senso tecnico della parola) contro uno stato sovrano e la sua costituita autorità.

A maggior ragione non è certo giustificabile in nessun modo l’invasione che il Piemonte operò contro lo Stato di Francesco II, stato con cui non solo era in pace, ma con il quale aveva stilato trattati di reciproca alleanza, amicizia e sussidio (Ndr: e solo due mesi prima firmato un trattato di amicizia e reciproca-navigazione) E ciò senza dichiarazione di guerra.

L’esercito garibaldino, “lurido,bieco,famelico, entrò nelle città…ogni cosa diventa preda di questi fuorusciti da ogni parte del mondo, ignoti l’uno all’altro, calpestatori di ogni diritto, ignoranti di ogni legge…Napoli che i barbari non vide mai,vide i garibaldini” (cfr. “I napoletani al cospetto delle nazioni civili” di Giacinto De Sivo, 30.11.1861)

Il sud fu economicamente rovinato, furono distrutte le sue scuole,i suoi opifici,le sue fabbriche,furono lacerati da mali inevitabili e gravissimi le popolazioni, si crearono pensioni per fuorusciti e traditori,premi a chi aveva collaborato,si creò,in sostanza,un debito enorme a carico delle popolazioni sottomesse,dal quale non più si ripresero.

E non basta: dopo la resa di Gaeta, il 17 agosto, per puro arbitrio furono arrestati la maggioranza di coloro che si erano arresi, nonostante i patti e la capitolazione sottoscritta in buona fede e dei molti incarcerati ben pochi riuscirono a vedere il sole nuovamente.

Il Cialdini, sempre durante l’assedio di Gaeta, approfittò di una tregua inter partes sottoscritta,per bombardare coloro che stavano seppellendo i morti. (Cfr. Carlo Alianello: “La conquista del Sud” pagg.103 e segg. Ed.Rusconi 1972). E il Sud conquistato fu soggetto ad azioni di guerra, nelle quali parteciparono e morirono più soldati che in tutte le guerre risorgimentali,con azioni di polizia militare comandate da Cialdini e Pinelli.Ricordiamo il famoso proclama del Pinelli ove i soldati di Francesco II venivano chiamati “prezzolati scherani di Satana”. O dove si diceva “colpite i reazionari senza pietà” come nel caso di Camerino, paese di 6000 anime il quale, dovento votare al plebiscito, pretendeva non solo l’urna a favore dei Savoia ma anche quella a favore di Francesco II.Nacque una rivolta ove il popolo usava scuri e pietre e i piemontesi i fucili.Facile immaginare l’esito. (Ndr: è storia consolidata che i plebisciti furono una boutade, un’operetta. Effettivamente alcune popolazioni chiesero due urne, una per “O Re Borbone” e una per “O Re piemontese”. Essendo la maggior parte del popolo analfabeta si pose un simbolo tricolore su di un’urna e un simbolo stemmato borbonico sull’altra. Chi poneva la scheda nell’urna borbonica, girato l’angolo veniva bastonato senza pietà dai garibaldini).

E siccome altri paesi si ribellarono contro l’annessione (si cita Marano,Casalprobe,Campotosto,etc.) il Pinelli uscì dall’Aquila con un battaglione e fucilò a capriccio,comportandosi proprio come si indica a Norimberga,da criminale di guerra; ad esempio è famoso l’episodio del Cicchitelli che lo ospitò a cena, la mattina dopo, solo per avere visto una foto di Francesco II in un cassetto dell’ospite,Pinelli fece fucilare lui,la moglie e la figlia.

E lo stesso dicasi dell’ordine del giorno del maggiore Fumel con il quale si annunciava “fucilazione istantanea e senza processo” per chiunque avesse dato asilo o sussistenza o difesa ai briganti; addirittura si disse che sarebbe stato considerato brigante chi fosse rimasto indifferente alle operazioni di polizia dell’esercito del Fumel medesimo.Si posero compensi in denari per chi avesse fatto delazioni contro i briganti e addirittura per chi ne avesse ucciso uno. Al solo sospetto che un paese avesse dato aiuto ai briganti secondo il Fumel tutti i pagliai dovevano essere bruciati e le torri,le case di campagna ancora abitate scoperchiate entro tre giorni e murate le porte onde nessuno vi potesse entrare.

 

COMMENTI

  1. Michele
    11/07 2007

    Gentilissima Signora Villa Turrisi,
    Seneca soleva dire “etiam in senectute discintur” laddove “senectute” sta per età adulta non certo per altro.

    Quindi non è mai troppo tardi per imparar qualcosa.
    Credo che sia opportuno conoscere bene la nostra storia. In Italia siamo pieni di equivoci, di malintesi culturali che spesso condizionano anche il nostro modus vivendi et operandi.
    Ritengo che sapere ciò che è relamente successo possa aiutarci a vivere meglio ed a fare scelte diverse.
    E’ chiaro che una verità assoluta è difficile da trovare, ma credo che operare una buona sintesi tra tesi ed antitesi sia possibile.
    Un caro saluto